Terzigno in balia dei rivoltosi Contro la polizia anche le bombe

Terzigno (Napoli)A Terzigno è battaglia no stop. Due notti fa ma anche ieri mattina e nel pomeriggio, scontri a più riprese tra i dimostranti e le forze dell’ordine. Ma, per la prima volta da quando è scoppiata la rivolta contro l’ipotesi di apertura di una seconda discarica nell’area vesuviana, ci sono stati degli arresti, anche perché nella notte scorsa sono comparsi anche gli ordigni, seppure rudimentali. Quattro ragazzi tra i 19 e i 20 anni e un uomo di 57 sono stati fermati dalla polizia con l’accusa di violenza e resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. Uno dei cinque è accusato anche di detenzione illegale di esplosivi. Un sesto manifestante è stato denunciato in stato di libertà per avere lanciato un sasso contro un autocompattatore che stava uscendo dalla discarica Sari.
Ci sono le donne davanti ai rivoltosi, in ginocchio che recitano l’Ave Maria con il Rosario stretto nella mano destra. Ma, questo è il volto buono della protesta, la crosta sotto la quale si nascondono i violenti, quelli che lanciano ordigni e sassi contro i ragazzi del IV Reparto mobile, che non sanno se porteranno la pelle a casa quando il loro turno (10-15 ore) sarà finito. Durante i tafferugli notturni due poliziotti e due finanzieri, infatti, sono stati feriti e costretti a ricorrere alle cure ospedaliere.
La protesta, quindi, cresce d’intensità. E il questore di Napoli parla esplicitamente di guerriglia organizzata. Le strade di accesso alla discarica sono bloccate da centinaia di manifestanti, che hanno trasformato vie e piazze in campi di battaglia. Olio sull’asfalto, barricate con quintali di rifiuti, falò alti fino a due metri, muraglie umane per bloccare i camion colmi di rifiuti diretti alla discarica oppure quelli vuoti in uscita dalla Sari. Un auto compattatore è stato dato alle fiamme mentre contro gli agenti sono stati lanciati sassi, bottiglie di vetro, bastoni e ordigni «artigianali», scansati miracolosamente dalle forze dell’ordine. Tuttavia un centinaio di camion è riuscito ad entrare nella discarica e a sversare, scortato da un imponente scorta di polizia, tra due ali di manifestanti che urlavano a squarciagola contro gli uomini in divisa «assassini, assassini». Anche ieri minacce e pestaggi agli autisti che conducono gli auto compattatori. Paura anche nei municipi di Terzigno e Boscoreale: gruppi di dimostranti hanno occupato gli uffici e distrutto mobilio, documenti e suppellettili.
E ieri è sceso in campo il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro. Il governatore ha emesso un provvedimento che prevede lo sversamento dei rifiuti in altre tre discariche della Campania. In sostanza Caldoro, sentite le amministrazioni provinciali della Regione, ha esercitato i poteri sostitutivi previsti dalla legge ed «è intervenuto con una ordinanza d’urgenza al fine di creare le condizioni necessarie per arginare e superare l'attuale stato di crisi per quanto attiene il ciclo di raccolta dei rifiuti a Napoli e in provincia». Caldoro, anche in considerazione della richiesta del prefetto di Napoli Andrea De Martino di consentire ai comuni che utilizzano la discarica di Terzigno di conferire i rifiuti in sversatoi di altre province, ha disposto con proprio atto che «i Comuni ed i gestori degli impianti STIR della provincia di Napoli, che attualmente conferiscono i propri rifiuti alla discarica di Terzigno, conferiranno presso le discariche di Savignano Irpino (Avellino), San Tammaro (Caserta) e Sant’Arcangelo Trimonte (Benevento)». Ma dai vertici delle province interessate contro Caldoro è partito un coro di no.
Intanto a Napoli i cumuli continuano a crescere. Sversando la metà della produzione giornaliera a Chiaiano, resta in strada buona parte della spazzatura destinata a Terzigno. Ieri la città era invasa da oltre 850 tonnellate di monnezza ma altre 600 erano chiuse nei camion. La situazione è destinata a peggiorare.
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