Toti sulle Europee: "Berlusconi nel simbolo"

Richiamo all'unità, Fitto minaccia l'addio alla Camera per candidarsi a Strasburgo

MilanoIl giorno dopo la nomina del comitato di presidenza di Forza Italia, che Silvio Berlusconi ha voluto comporre con volti moderati, il consigliere politico Giovanni Toti e la coordinatrice lombarda, Mariastella Gelmini, entrambi membri del gruppo ristretto dei trenta, si presentano alla buvette del Pirellone, il consiglio regionale sconvolto dallo scandalo Expo. Un caffè per parlare di politica. «Non ci sono falchi né colombe, al massimo siamo tutti piccioni. Ma siamo un partito unito» dice Toti con una frase più simile a un auspicio che a un dipinto della realtà. È un invito a rimanere stretti intorno al leader, spiega Toti. Forza Italia attende il 10 aprile con comprensibile «ansia»: dalle decisioni del Tribunale di sorveglianza di Milano, «dall'agibilità politica», ovvero dalle limitazioni ai movimenti e alla possibilità di contatto di Berlusconi con i suoi, dipende molto del futuro.
Nonostante l'appello di Berlusconi a evitare «personalismi», e a fare quadrato per battere la sinistra, nel partito scalpitano in molti. Si agitano gli esclusi. E anche gli scontenti della linea di Berlusconi sulle elezioni europee: proporre volti nuovi e giovani al fianco degli uscenti, non candidare deputati e senatori e neanche vecchie glorie del partito, evitando così una conta tra i big, scontenta chi vorrebbe imboccare la strada per Strasburgo per contare la propria forza elettorale. E un colonnello come Raffaele Fitto, tra i più convinti sostenitori dello strappo con Alfano, anche lui membro del gruppo dei trenta, non si arrende: «Se dovesse permanere la tesi di non candidare i parlamentari nazionali, sono pronto a candidarmi e disponibile a dimettermi dal Parlamento». Insomma, la via è aperta. E Toti non la chiude: «Potrebbe essere una strada di serietà». Tanto più che le liste per le Europee si chiuderanno il 15 aprile e così c'è ancora tempo per le decisioni definitive.
È probabile che il neonato comitato di presidenza si riunisca domani, 27 marzo. Una data non casuale, perché si tratta del ventesimo anniversario della prima vittoria di Forza Italia alle politiche del 1994, che portò alla nascita del governo Berlusconi. La questione è se il richiamo identitario sarà sufficiente a sopire i mal di pancia di coloro che si sono visti in seconda fascia. Nomi importanti del partito come Daniela Santanchè, Paolo Bonaiuti, Gianfranco Rotondi, Giancarlo Galan sono stati «aggiunti» al gruppo dei trenta. Aggiunti ma pur sempre membri del comitato di presidenza. È per questo che Toti in consiglio regionale può dire senza timore di essere smentito: «Non vedo esclusioni clamorose». Sperando di rasserenare gli animi.
Toti, in un consiglio regionale lombardo animato da antieuropeismo di stampo leghista, spiega anche come la posizione di Forza Italia sia critica ma non disfattista nei confronti dell'Unione europea: «Sull'euro ci sono problemi seri. La Lega ritiene di dover uscire dall'area euro, Forza Italia no, anche se vogliamo una nuova politica». In serata torna a parlare a Zapping: «Il nome di Berlusconi nel simbolo è un'ipotesi». Un precedente per chiarire il concetto: «Beppe Grillo non è mai stato in lista e questo non gli ha impedito di prendere milioni di voti».