Tradito dal cuore il playboy italiano che conquistò BB

Allegro e sfrontato è stato il simbolo di un '68 gaudente e amante della bella vita. E il sogno dell'italiano medio

Se ne è andato all'inizio della sua stagione, l'estate. E non in un posto qualunque, ma proprio in quella Saint Tropez dove aveva vissuto il suo mese ruggente. Sì, era bastato un mese a Gigi Rizzi, scomparso domenica notte dopo un improvviso malore, per diventare l'uomo più popolare (e invidiato) d'Italia. Era l'agosto del 1968 e i carri armati sovietici entravano a Praga. Più modestamente Gigi Rizzi entrava nel cuore di Brigitte Bardot. Perfino il Corrierone sbattè quel flirt in prima pagina, tra Dubceck e la primavera cecoslovacca. Era roba da far inorgoglire l'Italia intera. Ma come un ragazzotto di venticinque anni, fino ad allora conosciuto solo al Covo di Santa Margherita o poco più in là, aveva conquistato la donna più sexy e più desiderata del mondo, tra l'altro di nove anni maggiore di lui. Incredibile: BB, il simbolo della femminilità racchiuso in una sigla, l'unica attrice in grado di scalfire il mito di Marilyn, la star più vietata ai minori che fosse mai esistita, era caduta tra le braccia di un italiano. Gli altri venticinque milioni di italiani maschi al massimo potevano mangiarsela con gli occhi sullo schermo. Magari, se abitavano vicino al confine con la Svizzera, spingendosi nella liberalissima Mendrisio, dove i film della Bardot venivano proiettati in versione integrale. Che poi voleva dire un pezzettino di seno o il lampeggiare di una natica, come nel licenzioso, per l'epoca, «Piace a troppi» o nel truffaldino, dal punto di vista squisitamente erotico, «Il riposo del guerriero», tratto dal «romanzo che aveva fatto arrossire la signora De Gaulle», stando alle ammiccanti fascette del libro. Da allora Gigi Rizzi, nome e cognome pronunciati d'un fiato, come il quasi omonimo coetaneo Gigi Riva, pure lui con fama, anche se meno strombazzata, di dongiovanni, si è trasformato suo malgrado in Monsieur Bardot.
Un mese che è durato un'eternità, forse anche per lui, che, va detto a suo merito, si é sempre rifiutato nei quarantacinque anni a seguire di rivelare particolari piccanti su quella chiacchieratissima relazione. Anche nel libro autobiografico, dallo spiritoso titolo, «Io, BB e l'altro '68», Rizzi non ha detto nulla che potesse offendere l'onorabilità di una signora, Limitandosi ad ammettere che sì, non era stato un agosto esattamente tranquillo, né dietro l'incalzare dei paparazzi, né sotto il perdurare, ahilui breve, della passione.
Comunque sia, dall'infuocato agosto '68 Gigi Rizzi era uscito con un marchio indelebile: playboy. Categoria più vasta che nobile dove hanno trovato collocazione anche personaggi con pedigree, leggi albo d'oro di fidanzate, molto meno prestigioso del suo. Ogni volta che si citava Rizzi, nei decenni successivi, ecco risuonare la magica parola, come fosse un mestiere o una professione, ingegner Bianchi, avvocato Rossi, playboy Rizzi. Stando alle cronache il Gigi da Piacenza, ma genovese d'adozione, bellissima presenza, simpatia a presa rapida, parlantina sciolta con erre arrotata alla Gianni Agnelli, aveva già fatto, come si suol dire, strage di cuori. Con Beppe Piroddi e Franco Rapetti e un altro paio di più oscuri collezionisti di bambole, formava il rinomato, o famigerato, gruppo des Italiens. Negli anni d'oro, cronologicamente in zona Bardot, aveva aperto a Milano una delle prime, se non la prima, discoteca italiana, il «Number One». Replicandone successo e antipatie a Roma con il locale gemello, a partire dal nome.
Si era sposato quattro volte, forse per un inconsapevole voglia di mantenersi al livello della sua fiamma più brillante. L'ultima un'argentina, che aveva tenuto discretamente sempre lontano dai riflettori, proveniente dal Paese in cui aveva vissuto per 14 anni, aprendo una fattoria (una vera, non come quella del reality tv cui partecipò nel 2004). Chissà se BB nell'apprendere la triste notizia verserà una lacrima nel ritiro ormai cupo e solitario della Madrague.

Commenti

franco@Trier -DE

Mar, 25/06/2013 - 09:49

FOSSE CADUTA TRA LE BRACCIA DI UN ITALIANO SAREBBE POCO E TUTTI GLI ALTRI?PER ME ERA UN FALLITO (4 MATRIMONI)POI OGNIUNO DICA LA SUA.

cicikov

Mar, 25/06/2013 - 09:58

mi chiedo quali siano i sogni dell'italiano minimo e di quello massimo.

cgf

Mar, 25/06/2013 - 11:10

A meta' degli anni settanta mi sono trasferito in Argentina. Ho disboscato quattromila ettari di terra per coltivare fagioli, soia, mais, ho passato quattordici anni a guardare il cielo aspettando che piovesse, ho avuto seicento vacche e fino a trecento braccianti, facevo la festa dell'autunno e quella della primavera, l'asado alla brace ogni martedì e con l'aiuto della famiglia Bertola il torneo di polo dedicato a mio fratello Carlo. Tiravo su i figli con i valori ritrovati e la certezza di essere per loro un punto d'appoggio solido, forte, sicuro. Ce l'ho messa tutta in questo buco del culo del mondo per non essere banale, vuoto, infantile. Qui Gigi Rizzi é semplicemente el senor Rizzi, e l'alba non odora di whisky e di Chanel. Qui nessuno ti regala niente e se impari a fare l'agricoltore é merito del tuo lavoro e dei tuoi sacrifici. Sprofondo felice nella mia isola protetta. La terra, la gioia di essere padre, la quiete che non finisce sui giornali perché anno dopo anno non fa più notizia. Adesso sono più belli anche i ricordi. Non mi sento vacuo, inappagato e inutile, sono sereno e ottimista perché ho tutto quello che un uomo può desiderare. Adesso c'è lei, Dolores Mayol, una donna vera, e trovo che la fedeltà in amore sia il minimo che un uomo possa concedere quando ama veramente...

cgf

Mar, 25/06/2013 - 12:54

c'è invece chi, dopo aver girato il mondo non ha imparato praticamente nulla y queda en la loma del peludo.