La tragedia dei profughi morti come tonni

Cercavano di resistere al mare aggrappati a una gabbia per l'allevamento dei tonni. Sono morti così, intrappolati in quella che credevano fosse un'ancora di salvezza al traino di un motopeschereccio tunisino. Sette nordafricani tentavano l'approdo in Italia, hanno trovato la morte nel Canale di Sicilia. L'hanno raccontato alcuni superstiti, i loro compagni di disperazione che ce l'hanno fatta: sono sbarcati a Lampedusa.
Negli ultimi giorni le buoni condizioni del mare hanno favorito gli sbarchi sulle coste italiane. La Guardia costiera sabato pomeriggio ha soccorso un barcone di 13 metri al largo di Pozzallo (Ragusa) avvistato da un battello da diporto. Il natante è giunto a Porto Palo verso le 20: a bordo aveva 229 persone, probabilmente eritrei, con 44 donne di cui 4 incinte, e 4 bambini. Un altro gommone è stato avvistato in serata in acque di competenza libica a sud-est di Lampedusa ed è stato soccorso da tre mezzi mercantili dirottati dalla Guardia costiera e dalla nave Libra della Marina militare. Una terza segnalazione riguarda un gommone incrociato dal peschereccio «End»: alcuni profughi si sono buttati in mare. Il natante ha tratto in salvo 55 persone.
L'ultima segnalazione è la più tragica. Poco prima di mezzanotte un aereo della Marina militare maltese aveva avvistato un barcone di naufraghi 85 miglia a sud dell'isola. La gran parte era a bordo di un gommone alla deriva, alcuni erano aggrappati alle reti. Le motovedette della Guardia costiera salpate da Lampedusa hanno soccorso questo gruppo di disperati. I racconti dei superstiti, tutti ancora da verificare, sono agghiaccianti. Essi avrebbero incrociato un peschereccio tunisino, il «Kaled Amir», in lenta navigazione nelle acque a sud di Malta con al traino una gabbia di tonni. I nordafricani si sarebbero avvicinati al motopesca tentando di salire a bordo. Ma i marinai marocchini prima avrebbero cercato di respingere con la forza l'abbordaggio dei disperati, e poi avrebbero tagliato il cavo di rimorchio della gabbia dei tonni. Chi si era gettato in mare ha cercato di tenersi a galla aggrappato alle reti. Almeno sette persone, forse una decina, sono morte prima che arrivassero i soccorsi inviati dall'Italia.
In tutto sono 259 i fuggitivi soccorsi nella notte dai mezzi navali italiani. L'altro giorno erano sbarcate oltre 600 persone. Ieri nel pomeriggio la nave Sirio della Marina militare ha assistito 60 naufraghi su un barcone alla deriva 80 miglia a sud di Lampedusa. E le segnalazioni continuano. È dunque lunghissimo il bollettino degli interventi della Guardia costiera e delle Capitanerie di porto nelle ultime ore. Nel pieno di questa emergenza al largo delle coste siciliane, il ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge era ieri a Genova al Festival Suq, una rassegna interculturale. «Qui le culture si incontrano - ha detto il ministro - e cercano di mettere insieme valori positivi per una nuova cittadinanza e una nuova coesione sociale». E nei nostri mari si continua a morire.

Commenti

franco@Trier -DE

Lun, 17/06/2013 - 08:37

A me dispiace per i tonni.

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Lun, 17/06/2013 - 11:06

"Il centro di accoglienza di Lampedusa è al collasso." Solito disco rotto riproposto troppe volte. Invece di trastullarci con lacrime terzomondiste cerchiamo di prendere provvedimenti urgenti. Prima della catastrofe economica in un paese in shock emorragico da tasse "ordinarie". Non possiamo tollerare ulteriori prelievi a beneficio di questa ciurmaglia sempre più aggressiva sul nostro territorio. Subito un'interrogazione parlamentare ed attuare quanto prima un blocco navale a ridosso delle coste meridionali del canale di Sicilia. Altro che missioni militari di peacekeeping...qui siamo sull'orlo della sommosssa se non ,addirittura, della guerra civile. Ultima chiamata per la destra (o sedicente tale).

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Lun, 17/06/2013 - 11:22

La sinistra sta soltanto perseguendo, con Boldrini e Kyenge, i suoi tradizionali obiettivi egemonici e di ampliamento del proprio bacino elettorale. Incurante del fatto che, nella migliore delle ipotesi, erediterà un paese degno dei più apocalittici film di fantascienza. Tipo Bladerunner.