Tramontano i liberali: idee confuse e poco appeal

Fdp fuori dal Bundestag, prima volta dal Dopoguerra: si dimette il leader. Ambiguità e alleanze ondivaghe: da Berlino a Londra hanno bruciato il loro bottino

Per la prima volta dalla fine della guerra, i liberali tedeschi resteranno fuori dal Bundestag. Anche se per poco, non hanno superato la soglia del 5% e quindi non avranno rappresentanza. Dopo una simile disfatta, le dimissioni di Philipp Roesler appaiono quasi un atto dovuto, anche in considerazione del fatto che l'alleato di governo, Angela Merkel, ha incassato un successo di notevoli proporzioni.

A ben guardare, però, quanto è accaduto in Germania va inserito in un quadro che vede i vecchi partiti liberaldemocratici di secondo Novecento declinare un po' in tutta Europa, come mostra la situazione sempre più difficile in cui si trova l'analogo partito britannico. E un tale fallimento può essere spiegato in vari modi.
Sicuramente, e da tempo, i liberali europei appaiono privi di un chiaro profilo ideologico. Basti ricordare che nel gruppo del Parlamento europeo che ospita i liberali di tutto il continente troviamo pure l'Italia dei Valori. Com'è possibile? Perché da tempo le varie organizzazioni internazionali che raggruppano i movimenti liberali uniscono temi propriamente liberali (difesa della proprietà e del mercato) ad altri che non lo sono affatto. Negli scorsi anni mi è capitato a più riprese di visitare le sedi della Friedrich Naumann Stiftung, la fondazione culturale dell'Fdp, e ho avuto occasione di trovare esposti - al tempo stesso - volumi di un libertario come Hans-Hermann Hoppe e di un liberalsocialista come Ralph Dahrendorf.

Questa ambiguità è stata perfettamente funzionale all'adozione di una strategia ondivaga, la quale ha permesso all'Fdp di fare maggioranza talora con i socialisti e in altre occasioni con i democristiani. L'uomo politico che più ha caratterizzato l'Fdp nel dopoguerra, Hans-Dietrich Genscher, è stato al governo dal 1969 al 1982: in maggioranze di coalizione con la sinistra, prima, e con i democristiani, poi.
Per giunta, questo liberalismo dai toni lib-lab ha creduto di poter perpetuarsi senza affrontare con coraggio le nuove tematiche. Nel momento in cui l'Fdp esce di scena, l'AfD (Alternativa per la Germania) ottiene i medesimi voti dei liberali con un messaggio decisamente anti-europeista. Molti tedeschi stanno iniziando a capire che l'unificazione politica può rappresentare una trappola, portando a un gestione tutta politica sull'euro e a scelte monetarie lassiste, entro una generale logica solidale e redistributiva che porterà le economie più in salute a sovvenzionare i Pigs.

Anche su questo tema i liberali tedeschi non sono apparsi persuasivi. Avrebbero dovuto contrastare ogni demagogia, ma al tempo stesso offrirsi a garanzia della stabilità dell'euro e a difesa di chi lavora e produce. In Germania, sono in molti a temere di dover pagare il conto dei debiti accumulati da Italia e Spagna, ma di fronte a loro la Merkel ha saputo essere più convincente di Roesler e di Guido Westerwelle.

Soprattutto, e questo vale per la Germania come per altri Paesi, i partiti che a parole si richiamano al liberalismo non hanno saputo fare i conti con la disfatta epocale del welfare State, che pure è la questione cruciale su cui gli europei - alle prese con conti pubblici fuori controllo - dovrebbero confrontarsi con realismo. Non hanno colto come questo sia il tema cruciale e come l'unica soluzione consista nel difendere le libertà individuali e contrastare l'interventismo di Stato. Su tale questione la voce dei liberali non si sente da decenni e non a caso la stessa Margaret Thatcher non apparteneva a tale tradizione, anche se alla testa del partito conservatore seppe essere più liberale di molti liberali solo di nome.
Dopo il risultato degli euroscettici tedeschi e con le elezioni europee ormai alle porte, (si voterà a maggio), la galassia liberaldemocratica è comunque costretta a ripensarsi, se vuole sperare di avere un futuro.