Troppi lazzaroni, il Colosseo chiude

RomaColosseo chiuso per mancanza di personale. Il monumento simbolo della città, calamita ogni anno per milioni di visitatori da tutto il mondo, non parteciperà alla «notte europea dei musei». Le porte dell'anfiteatro Flavio sabato prossimo rimarranno sbarrate ai visitatori, che potranno invece entrare dalle 20 alle 24 in via straordinaria in quasi tutti i siti di interesse culturale e storico del continente.
Perché? Il motivo è semplice e paradossale: mancano cinque custodi volontari che ne garantiscano l'apertura. Una conditio sine qua non che al momento sembra insormontabile e che sta mettendo in forte imbarazzo i vertici del ministero dei Beni Culturali e i responsabili del Campidoglio.
«In base alle regole e agli accordi sindacali - spiega il ministro Dario Franceschini - è previsto che in tutti i musei, per l'apertura serale, sia presente almeno un terzo dei dipendenti e che l'adesione sia volontaria. Per il Colosseo, quindi, d'accordo con la regola, servono in tutto 15 custodi. Il ministero ha dato disponibilità per il personale aggiuntivo, non si sono trovati i cinque volontari necessari tra quello interno».
Le mancate adesioni possono stupire gli stranieri, che credono alla favola Roma caput mundi, ma non certo i romani, abituati a questi «scivoloni». Basti pensare al concerto del quintetto russo Bach Consort interrotto domenica 28 febbraio 2010, in barba a 500 spettatori, a dieci minuti dalla fine perché il Pantheon doveva chiudere.
Allora, come oggi, fu grande l'imbarazzo. Da qui l'invito rivolto ieri da Franceschini al personale dell'Anfiteatro Flavio affinché faccia dietrofront. «Nei beni culturali non esiste lo strumento della precettazione, non ho strumenti per intervenire se non lanciare un appello - dice il ministro -. Spero che le cose cambino, ma se questo non succede voglio che si sappia con chiarezza perché la notte del 17 maggio apriranno gli Uffizi e Pompei ma non il Colosseo».
«Mi auguro che si trovi una soluzione - interviene il sindaco di Torino Piero Fassino - sono convinto che le regole sindacali debbano essere calibrate in base alle priorità, in questo caso garantire l'apertura. Bene sarebbe convenire con i sindacati regole funzionali per valorizzare il patrimonio culturale. Un esempio? La chiusura dei musei il lunedì, giorno di coda del weekend, ha poco senso: bisogna spostarla al martedì».
Sabato al costo simbolico di 1 euro, apriranno molti dei 420 musei statali italiani e di quelli civici. Invece tra i dipendenti del Colosseo non si trova nessuno disposto a lavorare quattro ore di sera, con compenso adeguato in busta paga. A chiedere un gesto di responsabilità è anche il sindaco di Roma Ignazio Marino: «Non conoscevo la questione, evidentemente il Colosseo non è nella giurisdizione museale espositiva del Comune di Roma, tuttavia se posso aiutare in qualche modo il ministero dei Beni culturali, sono a disposizione».
Il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri propone di risolvere il problema ricorrendo al lavoro di pubblica utilità previsto per i condannati nei processi penali. Stefano Pedica, del Pd Lazio, infine, si offre in prima persona. Una soluzione, forse, si troverà. Ma la vergogna resta: in periodo di crisi, con migliaia di persone a caccia di lavoro, c'è chi un impiego ce l'ha e si tira indietro.