I vendoliani già tradiscono e si piegano a Grillo

Lo strappo della sinistra radicale: la truppa di Sel disobbedisce e vota Rodotà. "Mai un patto con il Cav"

Roma - Dovevano essere gli alleati affidabili, quelli che «mica facciamo come Rifondazione comunista con Prodi». Pronti ad accettare le decisioni prese a maggioranza dalla coalizione, quindi in accordo con il Pd. E invece il Sel di Nichi Vendola ha sbandato alla prima curva impegnativa della legislatura, quella che porta al Quirinale. E ha contribuito a prendere la decisione che cambierà la fisionomia della sinistra.
Mercoledì la riunione con il gruppo del Pd e ieri il voto per Rodotà, candidato dei grillini, in entrambe le votazioni. Porte sbarrate a Franco Marini, candidato del Pd di Pier Luigi Bersani e del Pd.
Rotta verso il Movimento 5 Stelle. «Il partito di Grillo pesa più di quello di Berlusconi e non siamo in grado di cercare un'interlocuzione con lui? E la cerchiamo con il Caimano? Larghe intese non significa solo cercarla a destra», ha commentato il governatore della Puglia subito dopo il primo voto che ha sancito la sconfitta dell'ex sindacalista Cisl.
Scelta confermata da Sel anche alla seconda chiamata. «Voteremo Rodotà compatti anche alla seconda votazione. Io lavoro per difendere il centrosinistra, va difeso da se stesso, dai giochi di palazzo, dal rischio che le ombre dell'inciucio ledano rapporto tra il centrosinistra e i suoi elettori», ha spiegato Vendola.
Votare Rodotà, secondo il leader di Sinistra ecologia e libertà, significa «seguire l'esempio dell'elezione di Grasso e Boldrini. Cerchiamo di interpretare la domanda di cambiamento. Chiuderci qua dentro per eleggere un garante del rapporto con i berlusconiani sarebbe un errore».
Anche il Pd per il leader di Sel dovrebbe virare a favore dell'ex vicepresidente del Pds e, prima ancora, esponente della sinistra indipendente, oggi adottato dai grillini: «Ora per il centrosinistra conta solo il coraggio». In altre parole un'inversione a U rispetto alla linea del segretario del Pd.
Vendola non sfiducia apertamente Pier Luigi Bersani, ma elogia la base democratica che ieri ha contestato il gruppo dirigente Pd con proteste di piazza e, addirittura, tessere di partito bruciate. «Penso che ci sia uno straordinario orientamento tra gli elettori» del Pd. «Il disorientamento non è tra gli elettori, non è tra la nostra gente. Quando gli stati maggiori non hanno una relazione forte con gli eserciti succede qualcosa di grave: un cortocircuito». Tradotto, i militanti democratici arrabbiati hanno capito, Bersani, invece, no.

Commenti

precisino54

Ven, 19/04/2013 - 13:16

"Chiuderci qua dentro per eleggere un garante del rapporto con i berlusconiani sarebbe un errore". Ecco il punto dirimente: un terzo degli elettori non hanno diritto a nulla, men che meno ad una figura di garanzia. Complimenti, questo si che è un corretto esempio di democrazia compiuta. Questo è proprio quanto previsto dal dettato costituzionale! Ed ancora ci meravigliamo delle nostre sorti, e ci chiediamo perché siamo arrivati a questo punto! A quando un bel gulag dove rinchiudere questi dissidenti, o magari perché no una bella deportazione magari controbilanciata dall'accoglienza di tutti quanti vogliano venire a delinquere dalle nostre parti, o scusate perché nostre, dalle loro parti, io mi tiro fuori da tutto ciò. Purtroppo per le mie condizioni economiche ed anagrafiche non ho modo di abbandonare queste spiagge; vedrò di imboscarmi bene, prima di venire messo nel ghetto o deportato.