Turista massacrata a Roma Tunisino indagato per stupro

«Rapporto consenziente». Con queste parole sembrava aver preso tutta un'altra piega la storia della giovane australiana di 22 anni, soccorsa mercoledì mattina nei pressi della stazione Termini di Roma sanguinante e sotto choc, poi ricoverata al Policlinico Umberto I con l'evidente sospetto - tra l'altro confermato dai primi esami medici - che avesse subito una violenza sessuale. Gli elementi sembravano in un primo momento aver portato alla conclusione che di stupro non si trattava. Ma da ieri sera il giallo sembra riaprirsi. Il giovane tunisino col quale la ragazza si era appartata - entrambi ripresi dalle telecamere durante un rapporto violento ma apparentemente consenziente - è ora indagato per il reato di violenza sessuale. La Procura ha aperto un fascicolo dopo la relazione degli investigatori della Squadra mobile. L'obiettivo è accertare cosa davvero sia accaduto quella sera, quando la ragazza, da qualche giorno in Italia con altre tre connazionali, ha deciso volontariamente di appartarsi col coetaneo tunisino, con cui aveva ballato e si era ubriacata quella notte, per poi consumare il rapporto appoggiata a un'auto e infine scappare sanguinante. Perché il sangue? Perché la fuga sotto choc? Perché il ginecologo che ha immediatamente operato la ragazza, secondo un primo parere, ha parlato di violenza sessuale? Tanti i dettagli che sfuggono e le contraddizioni di una cronaca che ha allarmato l'opinione pubblica e ha scatenato il dibattito politico sulla sicurezza delle nostre strade e in particolare della capitale guidata dal sindaco Gianni Alemanno. L'opposizione, quando ancora si parlava di un possibile stupro, aveva descritto il centro di Roma come un «Bronx» mentre Alemanno aveva contrattaccato definendo le accuse «il solito sciacallaggio della sinistra».
Dopo aver rintracciato e ascoltato il tunisino e le amiche della giovane, dopo aver analizzato con attenzione i filmati delle telecamere in strada, dopo aver ascoltato la difesa di lui («era consenziente, non c'è stato abuso»), dopo averla confrontata con le parole (di conferma) di lei, il caso sembrava solo un falso allarme, un momento di passione estrema e disinibita in strada, con qualche fuori programma che nulla aveva a che vedere con la violenza sessuale. Agli inquirenti l'ultima parola.

Commenti
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Memphis35

Ven, 13/07/2012 - 22:57

L'ansia del politically correct può giocare dei brutti scherzi a quelle testate che della correctness hanno fatto la loro ragione di vita. Facendo derubricare, anzitempo, a semplice rapporto consenziente quello che anche al più sprovveduto seminarista è apparso subito come uno stupro della più bell'acqua.Anzi del più bel sangue.Compiuto dall'immigrato di turno.