Le tute blu bloccano Taranto e sperano nel Riesame

A Taranto si muore di Ilva. Le perizie che hanno portato la magistratura a disporre il sequestro dell'area a caldo della fabbrica di Taranto parla chiaro: «Conclusioni terrificanti - ha detto il procuratore generale di Lecce Giuseppe Vignola - sequestro inevitabile». Anche se, di fatto, il sequestro non è ancora operativo e l'altoforno continua a funzionare. Se da una parte c'è una città che soffoca, dall'altra ci sono gli operai che rischiano di finire in mezzo alla strada. Ieri hanno paralizzato la città bloccando tutte le principali strade, occupato la sede del Comune e interrotto la conferenza stampa dei vertici dell'azienda. Lo sciopero ad oltranza terminerà questa mattina alle 7 ma per il 2 agosto è prevista una nuova mobilitazione di 24 ore. Stesse immagini e stesso clima anche a Genova, con i dipendenti dell'Ilva che hanno sfilato per la città per poi incontrarsi con il prefetto Francesco Musolino dopo un presidio durato diverse ore. Il destino delle due città è infatti legato da un filo sottilissimo. L'acciaio prodotto a caldo a Taranto viene infatti lavorato a freddo a Genova. E senza il primo passaggio, salta in automatico anche il secondo.
La speranza, per chi protesta, passa attraverso due step. Il primo è la decisione del tribunale del Riesame, fissata per il 3 agosto, quando si discuterà il ricorso presentato dall'Ilva contro il sequestro e gli arresti domiciliari per gli 8 indagati tra cui il patron Emilio Riva ed il figlio Nicola. Il secondo è la politica. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha portato il caso Ilva al Consiglio dei ministri di ieri e ha confermato il sostegno all'azienda: «Il risanamento degli impianti deve andare avanti. l'Ilva può continuare a produrre acciaio e rapidamente allinearsi agli standard europei in 4 anni». Ma mentre il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante, rassicurava gli operai che lo contestavano («Non abbiamo nessuna intenzione di lasciare Taranto»), la Procura accusava i dirigenti affermando che «di giorno rispettavano le prescrizioni imposte, di notte le violavano». E dal dispositivo del gip di Taranto, Patrizia Todisco, si apprende che un consulente della Procura incaricato di valutare gli effetti dell'inquinamento da diossina e Pcb prodotto dall'Ilva, avrebbe incontrato in un'area di servizio della A14 un dirigente dell'azienda dal quale avrebbe ricevuto una busta bianca. Un'episodio definito «sconcertante», che, tra le altre cose, spiegherebbe l'accusa di inquinamento probatorio. Un inquinamento che ha ucciso Taranto e che, solo ora, dopo anni di colpevole indifferenza, è sotto gli occhi di tutti.