Tutti gli ostacoli da superare per arrivare a un'alleanza strategicaIl piano di ristrutturazione e la rimodulazione del debito

Il matrimonio tra Alitalia e Etihad s'ha da fare, ormai è chiaro a tutti. La compagnia di bandiera è in difficoltà economiche e ha bisogno di un partner industriale forte, capace di investire nel nostro Paese risorse importanti. L'identikit della società aerea araba risponde perfettamente a questo profilo ma la strada dell'alleanza resta in salita. L'obiettivo è chiudere la due diligence sulla società entro aprile, come ha ribadito qualche giorno fa l'amministratore delegato della compagnia aerea Gabriele Del Torchio, che ha anche confermato il possibile ruolo di Luca di Montezemolo nella compagine societaria («È il benvenuto», ha già detto) anche grazie ai suoi buoni rapporti con gli investitori del Golfo Persico. Alitalia (partner di Air France-Klm fino al 2017) è alle prese con un piano di ristrutturazione - è una delle condizioni, insieme alla rimodulazione del debito, chieste da Abu Dhabi - che prevede di risparmiare 80 milioni di euro l'anno con la Cig a rotazione per 1.900 dipendenti e altri 40 con il taglio degli stipendi sopra i 40mila euro annui, su cui la trattativa con i sindacati e gli altri azionisti come Intesa SanPaolo (shareholder principale con il 20,5%) è aperta. Anche Air France-Klm resta alla finestra: nei giorni scorsi il board della compagnia di bandiera francese ha assicurato «pieno sostegno» al presidente Roberto Colaninno e al management, sollecitandolo ad attuare urgentemente le misure di ristrutturazione.