Amanda a luci rosse: "Mi piaceva essere facile"

In tv si presenta vestita da educanda. Ma è solo look la confessione

Amanda Knox in lacrime in una foto d'archivio

Londra - Sessualmente disinibita e fan della marijuana. Se c'è una cosa di cui bisogna dare atto ad Amanda Knox è che non ci tiene ad essere catalogata come la classica «brava ragazza». In attesa di venir nuovamente giudicata insieme al suo ex fidanzato, Raffaele Sollecito, per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher avvenuto a Perugia, la bella americana non se ne sta di certo con le mani in mano. Oggi esce negli Stati Uniti la sua autobiografia in cui la Knox racconta la sua storia con una franchezza sorprendente. Lei, che si è sempre dichiarata innocente e che ha ribadito la sua estraneità all'omicidio anche in una lettera inviata ai parenti della vittima, alla televisione americana presenta il suo libro vestita come una signorina di buona famiglia. Tubino celeste non troppo attillato, ballerine di vernice, nessun gioiello vistoso. Un'Audrey Hepburn moderna che snocciola le sue avventure di una notte come le perline di una collana e si dice «orgogliosa» del sesso occasionale avuto nel suo periodo universitario. Il primo incontro di una notte avviene con tal Cristiano, su un treno per Firenze. «Andammo nella sua stanza d'hotel» racconta lei. Due settimane dopo essere arrivata a Perugia l'Amanda ci ricasca con Mirko focoso studente che la invita a casa sua per una pizza. Questa volta però, dopo finisce col sentirsi «come un'idiota» e si sfoga proprio con la sua compagna di stanza Meredith. «Amanda forse questo tipo di avventure non fanno per te» commenta consolatoria Meredith. A unirla a Sollecito fu soprattutto l'amore per gli spinelli. «Ti piace la marijuana?» gli chiede lei dopo qualche giorno che si conoscono. «É il mio vizio» ammette lui. «É anche il mio» replica lei. Scocca la scintilla e i due diventano inseparabili. Le loro giornate scorrono tranquille tra lezioni e canne. «A casa nostra - scrive Amanda - il fumo era come la pasta. Era qualcosa di puramente sociale, aggregativo». Nelle sue memorie, pubblicate da HarperCollins, confessa anche i pensieri suicidi mentre stava in prigione in Italia e le avances della sua compagna di cella Cera, donna alta e sottile «come una modella». «Un giorno entrando in bagno ho sbattuto contro di lei e mi ha baciato sulle labbra» rivela. Ma a quella proposta indecente ha resistito. Almeno così dice.