Uccisa mentre fa jogging Ora l'amico è un sospettato

Un nome sul registro degli indagati c'è. È quello di Giorgio Ortis, amico della ragazza e figlio dell'avvocato Giovanni Ortis, presso il cui studio legale Silvia svolgeva il praticantato forense. Anche Giorgio lavora nello stesso studio, e anche lui, come Silvia, faceva il praticante: i due erano diventati amici e andare a correre insieme era diventata un'abitudine.
Ma che il ragazzo sia davvero la persona sospettata dell'omicidio di Silvia Gobbato, resta da stabilire. «Siamo in alto mare, se qualche nome è comparso su un foglio siamo di fronte ad atti dovuti», ha detto ieri il capo della Procura di Udine Antonio Biancardi. Un invito alla cautela frutto, forse, anche dei tanti punti oscuri che circondano l'assassinio della 28enne. Manca del tutto un movente: perché uccidere Silvia? Un modo così brutale indicherebbe una molla passionale. Di cui, per ora, non ci sono tracce.
La ragazza è stata colpita con dodici coltellate martedì, mentre faceva jogging lungo l'ippovia del Cormor, una strada della periferia udinese considerata il paradiso dei podisti. Insieme a lei c'era Giorgio, che l'aveva superata, distanziandola di qualche centinaio di metri. Secondo la ricostruzione, l'amico la stava aspettando a fine percorso, dove lei non è mai arrivata.
La prima telefonata di allarme ai carabinieri, però, è arrivata alle 13.48 proprio dal cellulare di Giorgio Ortis. Il giovane avrebbe notato un gruppo di persone a circa 500 metri più indietro dal punto in cui si era fermato. Uno dei presenti aveva visto le tracce di sangue a terra e notato un corpo di donna sul bordo della strada. Aveva richiamato l'attenzione di altri sportivi e camminatori di passaggio, e in poco tempo si era formato un gruppetto. È a quel punto, secondo la ricostruzione, che Giorgio si è avvicinato e ha avvisato le forze dell'ordine.
Adesso la zona è perlustrata dagli uomini del Ris di Parma anche con cani e metal detector: si cercano il coltello con cui la 28enne è stata colpita. E intanto il titolare di un compro oro di Milano, ha offerto una taglia di 100 mila euro sull'assassino. Oltre dieci persone vicine alla vittima, tra cui il suo ex fidanzato, un'amica udinese e il podista che per primo ha notato il corpo, sono state sentite ieri. Ma, ha detto il procuratore Biancardi, «non emergono azioni persecutorie nei confronti della vittima». Gli abiti indossati da Giorgio sono stati analizzati, sulle sue mani sono stati eseguiti esami per cercare tracce o capire se abbia indossato dei guanti. Per ora non è emerso nulla, e ieri mattina il ragazzo ha ripercorso assieme agli inquirenti il tragitto compiuto con la ragazza.
A parlare con i giornalisti, intanto, è suo padre, datore di lavoro della giovane, che ha detto ai giornalisti: «Mio figlio sta attivamente collaborando, nel senso che cerca di dare tutto quello che può pur nel dolore di una situazione del genere. Ma adesso - ha spiegato - mio figlio, oltre ad avere il senso di colpa di non essere stato presente in quel momento, si trova anche davanti al fatto, sia pure per un atto dovuto, con una iscrizione sul registro degli indagati per un reato che è orribile».
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