Ucciso in Brasile, ma i mandanti sono italiani

Un omicidio organizzato da tre amici per incassare gli introiti assicurativi e riparare così ad un affare legato ad un bar andato male. Si è definitivamente risolto giovedì mattina il giallo legato alla morte di Roberto Puppo, l'imprenditore bergamasco assassinato nel 2010 in Brasile all'età 42 anni (nella foto nel tondo). Ieri si è conclusa l'operazione investigativa con tre arresti a Bergamo da parte dei carabinieri della compagnia di Bergamo. Si tratta di Fabio Bertola, 45 anni di Verdellino, Alberto Mascheretti, 42 anni di Sorisole, e Valentino Masin di 44 anni di Verdellino.
Sono loro tre mandanti che hanno fatto uccidere Puppo per riscuotere poi l'assicurazione. L'accusa è quella di omicidio pluriaggravato.
Un piano orchestrato nei minimi dettagli e diretto in prima persona da Fabio Bertola. Dopo aver subito una perdita di 200 mila euro legata ad un bar, i tre hanno convinto Puppo a firmare cinque polizze assicurative sulla vita per un totale di 1.150.000 euro con loro come beneficiari.
Nel frattempo gli avevano proposto un lavoro decisamente remunerativo in Brasile. Puppo accetta, senza rendersi conto della trappola. Una volta arrivato in Brasile, il 18 novembre 2010, con viaggio e alloggio pagato, viene accolto in aeroporto da Vanúbia Soares da Silva, 30 anni e fidanzata di Fabio Bertola, che lo porta a Maceiò, capitale dello stato di Alagoas nel Nord Est del Brasile.
L'omicidio una settimana dopo. Durante un viaggio su un'auto con a bordo la stessa Vanúbia Soares da Silva, un vigilantes di 42 anni, Cosme Alves da Silva, e un minorenne, viene simulato un guasto alla vettura lungo una stradina isolata di Satuba.
Gli occupanti della macchina scendono e il minorenne spara quattro colpi a Puppo che muore sul colpo. Il suo cadavere viene abbandonato sul ciglio della strada, sarà ritrovato il giorno dopo. La sera stessa il ragazzino, che per l'omicidio incassa 330 euro, si reca in un bar per festeggiare, vantandosi di aver ucciso un italiano.
La voce inizia a circolare e da qui partono le indagini degli inquirenti brasiliani, che grazie alla confessione dell'omicida risalgono alla fidanzata di Bertola. Lei ammette subito e racconta della trappola organizzata dai tre italiani. La notizia arriva in Italia e inizia a fare il giro su giornali e siti internet. Bertola, tirato in ballo in prima persona, decide di denunciare la brasiliana per calunnia.
Scattano quindi le indagini degli inquirenti italiani, che grazie ad una serie di intercettazioni telefoniche e ad un viaggio in Brasile riescono a smascherare il piano criminale e ad incastrare i mandanti.