Ucciso in piazza il capoclan fruttivendolo

Tredici anni in carcere per associazione mafiosa, scarcerato da un anno e mezzo, oggi ucciso con due colpi di pistola alla testa, a bruciapelo. È morto così davanti alla sua bancarella di frutta e verdura Alfredo Fiore, di 51 anni, capoclan dell'omonima famiglia. A far fuoco un uomo con in testa un casco, in sella a una moto. Due colpi in rapida successione, tra lo sgomento e le urla della tantissima gente che affollava, come ogni giovedì, il mercato settimanale di via Ugo La Malfa. E poi via sullo stesso mezzo, in un classico regolamento di conti, probabilmente nella lotta per il controllo del traffico di stupefacenti. Fiore era una persona che contava nella malavita molfettese e del circondario. A certi livellì, il suo nome emerse quando il 7 luglio 1992 fu ucciso a Molfetta il sindaco democristiano Giovanni Carnicella. Dopo questo delitto, al quale comunque era estraneo, il ruolo di Fiore nella malavita cittadina e del circondario crebbe tanto che nel 1996 fu coinvolto in un blitz della Dda di Bari, coordinato dall'allora pm Michele Emiliano (l'attuale sindaco Pd di Bari). Oltre 100 persone arrestate, fu sgominato quello che i carabinieri definirono «il più grande bazar di stupefacenti nel Sud Italia». In primo grado il fruttivendolo-capoclan fu condannato a 20 anni di reclusione, ridotti a 13 in appello.
Altro sangue c'è stato oggi tra i venditori ambulanti italiani. A Catania un gelataio, Giuseppe Consoli, di 57 anni, è stato ucciso con una pistola calibro 7.65 e sua moglie, Giuseppa Pappalardo, di 52, è stata gravemente ferita. Il fratello di lui, Luigi, di 62 anni, si è consegnato ai carabinieri autoaccusandosi del gesto che sarebbe stato originato da contrasti sugli 'spazì dove allestire le bancarelle per vendere i rispettivi prodotti artigianali, non solo gelati ma anche dolciumi.