Ufficiale: non tagliano le tasse

Il governo aveva promesso un calo della pressione fiscale. Padoa-Schioppa smentisce, l'unica assicurazione è che non aumenterà. Ostacoli sul cammino della Finanziaria. Per evitare trappole su welfare e pensioni <strong><a href="/a.pic1?ID=204941">il premier sta pensando a un decreto</a></strong>

Como - Se mai ci fosse stato un solo contribuente italiano a nutrire speranze per un taglio alle tasse in finanziaria, be’ perfino quell’unico ora si dovrà ricredere. Parola del governo stesso, del resto, per bocca del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. E parola ribadita da Piero Fassino, leader del maggiore partito di governo. «Non possiamo aumentare la pressione fiscale», ha detto ieri a Cernobbio il primo. «Escludo nel modo più assoluto che ci sia alcun aumento della pressione fiscale», ha ribadito il secondo. Appunto, nessun aumento. Il che equivale a dire in via diretta agli italiani che è andata loro bene - pericolo scampato! - ma in via indiretta che di tagli non se ne parla proprio.

Una dichiarazione, quella di Padoa-Schioppa, che non ha meravigliato di certo il suo predecessore, Giulio Tremonti, anch’egli presente alla giornata conclusiva del Workshop Ambrosetti di Cernobbio. «Se consideriamo che l’economia sta rallentando, alla fine la finanziaria sarà piena di contraddizioni e di tasse, e questo anche perché la stima di crescita fatta dal governo è troppo alta. E se una finanziaria inizia con una percentuale di crescita impossibile, capite che sarà caotica», ha spiegato il numero due di Forza Italia. Aggiungendo poi, in un botta e risposta quasi tennistico con il ministro poco lontano da lui: «Confesso che non avrei mai immaginato si potesse fare una finanziaria mettendo il Tfr come entrata. In questo modo si può fare qualsiasi cosa».

Sfuggito in un primo momento all’assalto dei cronisti, scomparendo nei corridoi interrati di Villa d’Este grazie a un’abile manovra di diversione che lo ha visto riemergere più lontano, alla fine il ministro ha dovuto però concedersi. Spiegando appunto, a nome collegiale del governo, come«non possiamo né aumentare il debito né la pressione fiscale perché siamo un Paese già fortemente indebitato e sottocapitalizzato. Se l’Italia fosse un’impresa, forse ci sarebbe qualcuno disposto a investire, ma non è così. Questi sono i problemi che ora noi dobbiamo risolvere. E la crisi ci dice che la rotta va mantenuta con il bello e il cattivo tempo». Padoa-Schioppa ha anche rivendicato il merito di essere riuscito a smentire «tutte le peggiori previsioni» dello scorso anno, «quando si diceva che il governo sarebbe caduto sulla finanziaria, e non è accaduto; o quando si diceva che la sinistra avrebbe lasciato la linea di rigore, e non è successo».

Adesso, ha però avvertito il ministro, il governo dovrà affrontare «la parte più difficile: c’è un problema di orizzonte temporale nelle nostre scelte e di qualità della finanza pubblica». Perché se «c’è voluta una generazione per arrivare all’attuale situazione del debito italiano e alle gravi carenze infrastrutturali che ci ritroviamo, non possiamo pensare di uscire da questa situazione in un anno e nemmeno in una legislatura».

Anche Fassino, come già accennato, ha escluso «nel modo più assoluto» l’ipotesi di un aumento della pressione fiscale. Ma sollecitato circa la possibilità di tagliare le tasse a imprese e cittadini, ha spiegato che non è necessario fare una scelta. «Io penso che agendo con intelligenza si possa lavorare su entrambi i fronti con un intelligente mix di defiscalizzazione per le imprese e di riduzione per i redditi più bassi», ha detto. Escludendo quindi, di fatto, chi impresa non è e chi reddito basso non ha. Fassino, spintosi a definire «leggera» la prossima manovra, ne ha anche declinato le linee guida. «Se la finanziaria dovrà o meno essere presentata in tre tempi, lo deciderà il governo - ha detto -. L’importante è mettere il Parlamento in condizione di scegliere la cosa giusta basandosi su tre linee guida». Che sono: «Una politica economica che rilancerà gli investimenti per la crescita; una linea di rigore dei conti pubblici e una redistribuzione sociale utilizzando una leva fiscale che sia compatibile con i due punti precedenti».

Dell’esistenza di «qualche nuova idea» per quanto riguarda «sia l’incentivazione sia una fiscalità più favorevole alla competitività dell’impresa » ha parlato il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani. Che con evidente riferimento ai tagli chiesti dal presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, ha aggiunto che su questo tema «ci vuole dialogo, ma non bisogna tirarsi per la giacca a vicenda. Stiamo lavorando per dare qualche segno di continuità della lotta all’evasione con primi passi nella restituzione delle risorse ricavate a favore dei contribuenti in regola». Anche se, ha aggiunto, «non si promettono miracoli». Viva la sincerità