Ultimo delirio a cinque stelle: auguri di morte a Napolitano

C i ha messo tre minuti per dare in pasto a Twitter il suo alto pensiero politico: «Se ne è andato Giorgio. Quello sbagliato». Ma le è servita una giornata intera e una valanga di proteste per cercare di metterci una pezza: «Le battute infelici scappano, mi scuso con il presidente, non accadrà più».
Debora, senz'acca, Billi sopra la testa ha tanti capelli ricci. Dentro, non è dato saperlo. Eppure è lei la stratega della comunicazione grillina via web. È lei che da Montecitorio cura i rapporti e diffonde la linea del Movimento. È sempre lei che trova lo spunto per infiammare i militanti in attesa del verbo. Così, deve essersi chiesta l'altra sera, perché non approfittare della scomparsa di Faletti? «Se n'è andato il Giorgio sbagliato». Invece dello scrittore, questo è il senso, doveva essere il novantenne capo dello Stato a togliere il disturbo. A sparire dai radar. A morire.
Peccato che questo motto di spirito non sia piaciuto a nessuno. E se l'indignazione di tutti gli altri partiti era scontata, nemmeno quelli di M5S si sono messi a ridere. La «giornalista, estremista, blogger, mamma», come si autodefinisce su Twitter, è stata inondata di proteste. «Animale», «vai a studiare», «vergognati». Ma lei niente, ha tenuto duro. Rimuovere il post? E perché mai? Fare marcia indietro? Non se ne parla neanche, tanto più che dal quartier generale grillino non giungeva nessuna presa di distanze. Solo dopo qualche ora la responsabile comunicazione dei Cinquestelle per la Camera ha aggiunto un'altra sottile considerazione. «Così imparo a rubare le battute...». Far ridere augurandosi la morte di qualcuno, un avversario politico, non è quindi così insolito.
Altre proteste sulla rete, altre prese di posizione, altri improperi. Sessanta minuti dopo la Billi ha replicato in questo modo. «“Madre miserabile”, “bestia”, “schifosa”... Ahem sì, sono io la maleducata». Questo terzo post, insieme ai primi due, è rimasto sul profilo di Debora per tutta la notte, attirando altre critiche dal popolo dei grillini. La bresciana Patrizia Menchiari, «blogger e cittadina in movimento» ha sintetizzato il pensiero di molti senza fare troppi giri di parole: «Impara che scusarti e piantarla è meglio di fare la vittima. Con la tua cazzata danneggi il M5S».
Soltanto alle dieci del mattino, dopo un liscio e busso dai vertice dei Cinquestelle, la Billi ha cercato di rientrare: «Le battute infelici scappano, speriamo stavolta siano scappate per sempre. Desidero scusarmi personalmente con il presidente Napolitano per l'accaduto, augurandogli naturalmente una vita lunga e serena, e con il M5S a cui ho creato imbarazzo. Non accadrà più».
Ma il caso non è chiuso. Dal Quirinale nessun commento, Napolitano preferisce parlare di Europa e del semestre di presidenza italiana e concentrarsi sull'impegno di oggi e domani sui luoghi della Grande Guerra. A pesare è la mancanza di reazioni ufficiali del M5S. «Le scuse, espresse in un secondo momento, erano d'obbligo - dice Debora Serracchiani -, sarebbe opportuno giungesse anche l'assicurazione che simili atti non si ripeteranno». Melania Rizzoli parla di «tweet miserabile: Grillo rifletta, se ci riesce, sul livello delle persone che ha portato a Montecitorio». Per Daniele Capezzone «la polemica brutale ad hominem cancella la polemica sulla cose». Persino Francesco Storace, imputato di vilipendio, ora difende il presidente. «Voglio polemizzare con Napolitano senza rischiare di dover andare in carcere. Augurargli la morte è da grillino infame».