La vacanza è più piacevole con i libri "a quattro zampe"

Associare la compagnia della lettura a quella di cani e gatti è il modo migliore per valorizzare la cultura. E diventa una campagna contro l'abbandono estivo. Mandaci le foto dei tuoi animali che leggono

Teneteli. Abbracciateli. Baciateli. Non abbandonateli mai, animali e libri, anzi non abbandonateci, animali, libri e giornali. Se la crisi ammazza, il caldo strapazza e l'estate strombazza tentazioni alla deriva, loro sono una sorgiva nel cuore della linfa che ama e combatte ogni ostacolo e vuoto.
Parte dal social book magazine «Libreriamo» l'invito più sincero dell'estate 2013, «Books & Pets», un'idea rivolta ad ogni amico di Facebook e Twitter affinché vesta i panni di un «photo hunter», di un cacciatore di fotografie, scattate personalmente oppure individuate in rete, che ritraggano gatti, cani, conigli in compagnia delle pagine «graffiate» di parole ariose più dei venti del condizionatore. Iniziato da poco più di una settimana, questo tenero safari inonda di immagini il sito della rivista, dimostrando che gli italiani sono un popolo di «poeti e navigatori» soprattutto ora che la poesia e la navigazione viaggiano in internet.

E sulla loro pur tempestata imbarcazione vengono tuttora presi per «incantamento» come ai tempi di Dante nei confronti delle presenze sottilmente care: un micio, un fido e un volume. «Abbiamo pensato di sfruttare la viralità dei social per sensibilizzare le persone nei confronti dei libri e degli animali da compagnia, unendoli in coppia» spiega Saro Trovato, direttore di «Libreriamo». Oggi gli italiani meritano l'alloro del popolo più animalista d'Europa con 8 milioni e 500 mila gatti e 6 milioni e 800 mila cani presenti nella case. Sono più pigri sui libri. Da un rapporto della Federculture nel 2012 la spesa per la cultura segna un ribasso del -4,4% e secondo l'Istat il 46% dei lettori ha aperto tre titoli in un anno, mentre i divoratori di pagine sono soltanto il 14,5% del totale con dodici volumi in dodici mesi.

Eppure gli sciami di foto con gatti appisolati nel silenzio di un foglio o di cagnolini a guardia di un dizionario mostrano che nelle stanze di vita quotidiana le lucciole della verità brillano e la verità sta nel tepore di fusa, nel brio di culetti che scondinzolano in studi oppure su divani, nidi del riposo ferragostano. «Omnia sua secum portans» sosteneva il sostenitore dell'ozio letterario, Cicerone: «Ognuno porta con sè tutte le sue cose», la cultura della mente e del cuore che si perde in un racconto mentre accarezza la pelliccia di un pet. Fa un passo avanti la pet - therapy: diventa book - pet - therapy, si rafforza in materia visto che mentre si tocca il gatto si sta più in pace se nel frattempo si sfiora l'antico corpo della carta.

Ci sarà un motivo se il gatto e il papiro sono stati venerati dagli Egiziani agli albori della conoscenza e se il certosino trae il nome dalle certose quale amico dei monaci impegnati a trascrivere le pergamene. Molti anni fa in una libreria di Verona viveva un gatto chiamato Proust perché tra i volumi di quel paradiso cartaceo sceglieva «Alla ricerca del tempo perduto». E c'era una gatta, gelosa dei libri della sua padrona, che s'appisolava solo su quello che la donna stava leggendo in quel periodo. C'è una calamita vergine tra i libri e gli animali, e se avessimo più librerie con gatti e cani sugli scaffali come nei salotti dei cacciatori di «Books & Pets» acquisteremmo più libri, le navicelle che non richiedono alcun bagaglio se non noi stessi e un amante fusaiolo.