Valentino, il signore in rosso vede blu

Si parte dal blu come colore della ricerca e dell'introspezione opposto al rosso della passione per arrivare alla sacralità della Madonna passando attraverso Giotto, Cimabue, la pittura simbolista di Gustave Moreau e la letteratura decadente di D'Annunzio, Baudelaire e Rimbaud. A questo bisogna aggiungere un sentito omaggio a «The Three of life» inteso come il più celebre arazzo di William Morris, non lo struggente film di Terrence Malick. Insomma, la collezione couture di Valentino per il prossimo inverno in passerella ieri a Parigi è come una macrofotografia con tutti i frame messi perfettamente a fuoco, qualcosa che ci rende fieri di essere italiani.
«L'alta moda è un lusso per chi la indossa ma anche per chi la fa - spiegano i direttori creativi Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli - siamo molto fortunati perché in piazza Mignanelli a Roma abbiamo un atelier con 40 sarte che lavorano tutto l'anno e ogni giorno impariamo qualcosa, la cultura della couture». Non tutti possono contare su un'organizzazione tanto impeccabile. La sfilata di Jean Paul Gaultier comincia con un faraonico ritardo di ottanta minuti perché i vestiti non sono ancora pronti. «Colpa della legge sulle 35 ore di lavoro settimanali» dice un portavoce della maison dimenticando che tale assurdo provvedimento istituito dal governo Jospin è stato recentemente modificato da Sarkozy. Comunque sia, alla collezione ispirata al film con Pete Doherty e Charlotte Gainsbourg tratto dal romanzo di Alfred de Mousset «Confessione di un figlio del secolo», manca di sicuro qualcosa anche se è molto interessante il lavoro sul frac e sul maschile al femminile che l'adorabile stilista francese tenta di fare con l'alta moda. Piccioli e Chiuri gettano il cuore oltre l'ostacolo anche in questo trasformando la piega dei classici pantaloni da uomo nelle quattro cuciture che determinano la stupenda linea «boxy» ovvero a scatola di tutti i capi che prevedono una gonna. Ci vorrebbe un trattato sull'arte sartoriale per spiegare come si ottiene un supremo smoking blu con la sottana lunga fino ai piedi come la cappa appoggiata sulle spalle appena velate da una blusa nude look. Ci vuole un'autentica passione per il bello e una ricerca senza precedenti verso un'estetica nuova per costruire ricami tridimensionali tagliando il motivo dell'albero della vita stampato sull'organza e poi cucendolo con innumerevoli punti invisibili sul pizzo verde di un abito da sera. Lo stesso disegno inconfondibile e bellissimo si ritrova stampato su una cappa in cashmere beige con una punta di rosa oppure piazzato come un sapiente ramage sull'indimenticabile cappottino da giorno nero.
Tutto il resto è blu, colore del terzo millennio, simbolo di pace interiore che apre le porte della percezione. Perfino le tre uscite rosse che da Valentino non mancano mai e quelle in giallo pastello o rosa antico assumono il tono sacrale di questa magica tinta che ha il sapore della modernità. Non a caso i due designer parlano del mantello della Madonna ma nelle loro magnifiche cappe mettono un piccolo gilet che scongiura inopportune cadute. Da sempre la collezione Artisanal di Margiela è fatta con materiale recuperato dai mercatini dell'usato, ma stavolta la ricerca è più lussuosa e articolata del solito per costruire un'immagine edoardiana con gioielli di scena dell'Operà di Parigi, abiti in pizzo creati da Paul Poiret ai tempi dell'Art Nuveau restaurati e trasformati in bomber, pomoli di porte vittoriane al posto dei bottoni. La crescita del marchio è tale che il prossimo novembre verrà lanciata la capsule Margiela per H&M e in settembre la linea sportiva MM6 debutterà sulle passerelle di New York. Magnifico anche il lavoro del libanese Rabin Kairouz che presenta la sua sesta collezione couture in un immaginario bosco di gesso. L'abito in velluto devorè effetto muschio e quello disegnato con il kajal sono un'alternativa vincente all'opulenza orientale di cui è maestro Elie Saab, il libanese prediletto dalle dive di Hollywood.