Veltroni fa già il premier "No ai ministri in piazza"

Veltroni, Marini e Mastella avvertono i ministri intenzionati a partecipare alla manifestazione sul welfare in programma il 20 ottobre: sarebbe la caduta di Prodi. Il Guardasigilli: "Basta sgambetti dall'ala radicale. Pronto per un esecutivo guidato dal presidente del Senato"

Telese Terme (Benevento) - Preoccupati, è dir poco. Di più, quel 20 ottobre incombe sull’Unione come la minaccia più concreta per la vita del governo. La partecipazione di ministri della sinistra alla manifestazione contro l’accordo sul welfare e le modifiche alla legge Biagi giudicate insufficienti suona come l’ingiunzione di sfratto per il premier Romano Prodi. Ne hanno parlato in questi giorni di Festa dell’Udeur un po’ tutti i leader moderati, ma è preoccupato anche Fausto Bertinotti. Figurarsi Franco Marini, intervenuto a Telese proprio ieri.

Il pericolo è così incombente, e le speranze di far desistere almeno i ministri dalla protesta antigovernativa così scarse, da doversi preparare al dopo. Non lo scioglimento anticipato che chiede Silvio Berlusconi ovviamente: nella maggioranza sanno bene tutti che in un Natale prematuro farebbero la fine dei tacchini. E poi, andresti a votare con questa legge elettorale, senza almeno razionalizzare il premio di maggioranza per il Senato? Tant’è che quella di un governo istituzionale non è più una ipotesi scolastica. Avanza il nome del presidente del Senato per questa transizione, lo fanno ormai le stesse forze di governo, quale premier gradito anche al centrodestra. Ma tanto Marini, quanto Clemente Mastella e Walter Veltroni, appaiono decisi su una linea comune: basta con la sinistra radicale.

Pure Veltroni, nell’intervista pubblica pomeridiana, ha scandito: «Quello che proprio non è accettabile, sono i ministri in piazza per contestare il governo». Marini, al mattino rispondendo ai giovani Udeur - sarà il riserbo istituzionale o la coscienza d’esser parte attiva nel probabile dopo Prodi - è stato meno categorico ma ugualmente chiaro. Tommaso Barbato, capogruppo dei senatori mastelliani, da «vecchio democristiano» come l’ospite gli aveva ricordato il «comune disagio di un bipolarismo che è evidentemente fallito». Per molti esempi anche interni, quale appunto la manifestazione del 20 ottobre. E Marini ha commentato: «Che su un accordo importante, una parte del governo voglia contestare in piazza, è un elemento di difficile comprensione». Niente di traumatico parrebbe, se non fosse che il presidente del Senato ha disseminato l’intero suo intervento di avvertimenti, ricordando che «l’ultima finanziaria è stata approvata con un solo voto», che se l’opposizione «avesse voluto, usando il regolamento, poteva e può bloccare i lavori» di Palazzo Madama; e infine, interrogato sulle aspettative di vita del governo ha risposto: «Previsioni sulla durata non ne voglio fare». Prodi forse, s’aspetta maggiore solidarietà. Marini invece, è stato subito più chiaro, affermando che «le elezioni non le decide né Berlusconi né Prodi. Il presidente della Repubblica ha posto una priorità e io condivido la sua preoccupazione: abbiamo una legge elettorale che deve avere qualche aggiustamento».

Poi, Mastella ha confidato: «Visto? Marini sulle elezioni dice le stesse cose che io ho detto a Berlusconi: Napolitano, lo scioglimento anticipato senza legge elettorale, non lo dà». E allora? «Allora, se cade il governo e non c’è stata la riforma elettorale, si farà un governo Marini». E saranno tutti contenti, anche lui? «È la seconda carica dello Stato, non dispiace a Berlusconi, e pure lui sarà contento di chiudere la sua lunga carriera a Palazzo Chigi». Un percorso obbligato? «Se questi il 20 ottobre vanno in piazza, saranno loro stessi a provocare la crisi. Con ministri contro il governo, io non posso starci, non poso tollerare altri sgambetti. Questi stanno bene solo all’opposizione: Bossi parla di fucili ma possiede più cultura istituzionale della sinistra radicale, lo fa quando è all’opposizione infatti. Ma la Lega mai si sognerebbe di far manifestare i suoi ministri contro il governo». Ma lei, lo ha detto al presidente della Camera, quando è venuto qui l’altro giorno? E Mastella: «Sì che l’ho detto anche a Bertinotti, ed è preoccupato pure lui. Però mi dice che i suoi non reggono il freno, temono le spinte centriste del governo, e sono spaventati di perdere il contatto coi movimenti».

A pranzo col vertice Udeur, Marini s’è sbottonato, dicendosi anch’egli preoccupato per il 20 ottobre. «Se i ministri vanno in piazza, è la crisi», hanno concordato. Mastella lo ha sollecitato: «Franco, preparati per il governo istituzionale», s’è schermito lui. E Mastella suadente: «Se Marini può dire di no, il presidente del Senato deve dire di sì». L’altro ha sorriso. E Nuccio Cusumano ha commentato: «Nel miglior stile democristiano: accetterà, ma sia chiaro che si sta sacrificando per gli altri».