Vendetta degli avvocati sulla Cancellieri

RomaNo scuse, no party. Gli avvocati disertano l'incontro con Annamaria Cancellieri, per protestare contro il ministro della Giustizia che ha definito l'avvocatura una delle «grandi lobby che frenano sulle riforme, impedendo al Paese di diventare normale».
L'incidente di martedì per le resistenze dei legali al taglio di una trentina di piccoli tribunali e all'introduzione della mediazione obbligatoria nel decreto legge del Fare, non si chiude. Anzi, si allarga. Pesa anche l'episodio di Napoli, con l'ormai famoso fuori onda in cui il Guardasigilli diceva che avrebbe incontrato gli avvocati napoletani che protestavano solo per «toglierseli dai piedi».
Contro la Guardasigilli, «ingenerosa e ingiusta», insorgono il Consiglio nazionale forense, i vertici di civilisti, penalisti e giovani legali. Reclamano scuse pubbliche. «Ci ha umiliati e offesi, non è possibile per il momento proseguire una collaborazione», dice il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa. E annuncia che nessuno si presenterà all'incontro con il ministro, fissato ieri pomeriggio a via Arenula: né i vertici dell'avvocatura, né i rappresentanti dell'Organismo unitario e della Cassa forense, né i 26 presidenti degli Ordini distrettuali.
Nella lettera alla Guardasigilli, Alpa definisce le sue espressioni «gravemente lesive della dignità e dell'alta funzione che la Costituzione italiana assegna all'avvocatura». Che viene «additata falsamente dal ministro come ostacolo alla modernizzazione del Paese».
Non sono isolati, gli avvocati. Anche i magistrati dell'Anm raccomandano alla Guardasigilli di evitare i pregiudizi. E sia dal Pdl che dal Pd arrivano critiche alla Cancellieri e l'invito a correggere la sua sfortunata dichiarazione.
Addirittura, esplode l'applauso durante l'audizione in commissione Giustizia della Camera, quando Alpa parla di «norme spot» inserite in un decreto legge di contenuto economico e di «perplessità costituzionali», fa a pezzi le misure sulla giustizia civile del decreto del Fare chiedendone lo stralcio e annuncia che l'incontro con la Cancellieri è saltato. Prima di andarsene, il presidente del Consiglio nazionale forense consegna un documento con le proposte alternative studiate dalla categoria.
Lei, la Cancellieri, forse aveva sottovalutato l'accaduto e in un'intervista ribadiva: «L'esistenza di queste lobby è evidente, ogni cambiamento provoca delle reazioni molto forti quando non è gradito a tutti».
La risposta arriva solo poche ore dopo e il presidente dell'Oua, Nicola Marino, conferma le 8 giornate di sciopero, dall'8 al 16 luglio, con manifestazioni in tutto il Paese. «Con le falsità e i colpi di mano - dice - non si costruisce un Paese migliore: l'avvocatura non è una lobby e non si farà “togliere dai piedi”».
Valerio Spigarelli, presidente dei penalisti rincara la dose: «Quella della Cancellieri è un'affermazione rozza e irricevibile. Il ministro ha tentato di nobilitare una gaffe, riconosca che è stato uno scivolone». Insomma, insiste il presidente dei civilisti Renzo Menoni, «si scusi pubblicamente». Chiedono un intervento del premier Enrico Letta diversi deputati Pd e Maurizio Gasparri del Pdl raccomanda al ministro di «ricucire lo strappo».