La vendetta di Grillo sulla sinistra: manda all'aria il modello Crocetta

RomaLa rottura è «totale». Spinti dal vento di Roma, i grillini della Sicilia alzano le barricate contro la giunta di Rosario Crocetta. Avvertito odore di «larghe intese» anche nell'isola, i cinque stelle hanno diramato un comunicato durissimo: «Anche in Sicilia ormai il modello è quello dell'inciucio Pd-Pdl. La rivoluzione di Crocetta è finita prima di cominciare». Lo strappo arriva quando nel Movimento il dibattito in realtà è apertissimo. Il voto in Friuli Venezia Giulia, dove il M5s è sceso sotto la soglia del 20%, è stata una doccia fredda. C'è chi chiede più collaborazione con il Pd. L'incontro dei portavoce ieri al Colle con Napolitano è stato piuttosto teso. I grillini hanno ribadito che non considerano il presidente imparziale. Al termine, però, la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi ha dichiarato con un'insolita apertura agli eventi: «Come detto in altre occasioni, non siamo contrari per principio ai provvedimenti del governo, valuteremo caso per caso...».
Ma ieri è stato soprattutto il giorno delle «Quirinarie sòla», come le ha ribattezzate il web, con la pubblicazione delle cifre della grande consultazione per eleggere il presidente della Repubblica. Le ha riportate Grillo sul suo blog, dopo giorni di insistenze dei frequentatori. Numeri da figuraccia: il grande popolo di Rodotà corrisponde a un diecimillesimo degli elettori d'Italia. «L'As Roma ha 30mila abbonati. Non era più democratico candidare Totti?», propone il primo di una lunghissima serie di commenti divertiti su Twitter.
I voti totali sono stati appena 28.518. Due terzi degli aventi diritto, poco più di 42mila. Le famigerate Quirinarie a cinque stelle sono state decise dallo 0,05% degli italiani.E l'uomo per il quale Beppe Grillo aveva chiamato «milioni» a marciare su Montecitorio sabato sera aveva ricevuto nel sondaggione on line del Movimento un numero di preferenze con il quale a Roma si può puntare con fatica a diventare presidente di municipio: 4677. La prima classificata, Milena Gabanelli, non è arrivata nemmeno a seimila voti: 5.796. Sopra i 4mila ci sono soltanto Strada, Rodotà e Zagrebesky. Dario Fo, ultimo, raggranella appena 941 preferenze.
L'ironia dei social network è stata feroce. Andrea Sarubbi, ex deputato del Pd, attento osservatore delle dinamiche di Montecitorio: «Il corpo elettorale delle #quirinarie è pari a quello della parrocchia di don Bosco, sulla Tuscolana. Forse leggermente inferiore». Molti degli iscritti a Twitter che hanno più di follower stanno lanciando un appello per essere candidati alla prossima corsa per il Colle.
Da «ventottomila sono meno degli spettatori di Inter Parma» a «Movimento quattro gatti» il web non ha avuto pietà, e la rete, la creatura su cui Casaleggio costruisce il consenso del movimento, si è presa gioco per tutto il giorno dei suoi due guru. Sono circolate a centinaia le fotografie del senatore Vito Crimi in piazza con il cartello offerto a fotografi e cineoperatori: «Rodotà presidente di tutti».
Sono comunque giorni di subbuglio nel Movimento, dietro un'apparente compattezza. Analizzando i dati elettorali, si scopre che rispetto alle politiche il M5s ha perso il 72% dei suoi elettori. E qualcuno avanza la proposta di una strategia diversa, in contrapposizione a Grillo. Come il senatore triestino Lorenzo Battista: «Abbiamo pagato la mancanza di un dialogo con il Pd», dice fermo.