Vendita Valentino Marzotto a processo per un'evasione di 65 milioni di euro

MilanoTempi duri per le grandi firme del made in Italy. Dopo la condanna di Dolce e Gabbana per omessa denuncia dei redditi, adesso tocca a Matteo Marzotto finire sotto processo per una vicenda assai simile a quella che ha messo nei guai D&G. Al rampollo della celebre dinastia vicentina di tessitori e stilisti la Procura di Milano contesta di avere sfilato di sotto il naso al fisco italiano la rispettabile cifra di 65 milioni di euro quando cedette un altro marchio glorioso, Valentino, che era entrato nel 2002 nell'orbita della casa. A rendere processualmente complicata la posizione di Matteo Marzotto c'è il fatto che buona parte dei suoi familiari, anche loro sotto inchiesta, hanno scelto nel frattempo di limitare i danni chiedendo di patteggiare la pena: il che, come è noto, non implica una ammissione di colpevolezza, ma di fatto ha lasciato Matteo a doversi difendere da solo.
A scegliere la strada del patteggiamento sono stati quattro Marzotto (Vittorio, Margherita, Maria Rosaria e Cristina) e due esponenti del ramo cugino Donà dalle Rose, Andrea e Isabella. Per accedere ai patteggiamenti gli indagati hanno versato al fisco 57 milioni.
A novembre dell'anno scorso, nell'ambito dell'inchiesta arrivata ora a conclusione, la Guardia di finanza aveva sequestrato beni per 65 milioni agli esponenti delle due famiglie. Nel decreto di sequestro si sosteneva che la cessione al fondo di investimento Permira del marchio Valentino fashion group era stato fatto passare dal Lussemburgo con l'unico fine di sottrarre al fisco i proventi della vendita: che subito dopo sarebbero stati trasferiti alle Cayman per metterli definitivamente al sicuro.
Si tratta del lato finanziario di una delle operazioni più note del mondo della grande moda italiana: i ripetuti passaggi di mano del marchio Valentino, che dal fondatore passò ai Marzotto, da questi al fondo Permira per approdare, non senza polemiche, l'anno scorso sotto il controllo dell'emiro del Qatar. Ma i pm Laura Pedio e Gaetano Ruta hanno concentrato le loro attenzioni sull'unico passaggio fiscalmente rilevante, quello dai Marzotto a Permira. L'operazione secondo le indagini venne condotta intestando il controllo del marchio alla società International capital grouth (Icg) che sulla carta aveva la sua sede in Lussemburgo ma di fatto operava in Italia.