Vendola, chiesto rinvio a giudizio «Favorì la nomina di un amico»

É insuperabile, come il tonno della pubblicità. Non conosce pudore politico, non ha vergogna di nulla. Quando la sua Regione, la Puglia, sprofondava negli scandali ospedalieri insieme ai politici che personalmente aveva piazzato o aveva lasciato ai comandi, Nichi Vendola corse a voltarsi dall'altra parte facendo imbestialire, per dire, il senatore Alberto Tedesco. Poi successe che spezzoni di quelle indagini sulla sanità cominciarono a sfiorare la sua persona, allorché annunciò gaudium magnum che mai sarebbe stato raggiunto da un avviso di garanzia. Detto, fatto: di lì a poco venne smentito e indagato non una, ma due volte. Oggi che la procura di Bari ha chiesto il suo rinvio a giudizio ipotizzando il concorso in abuso di ufficio per aver sponsorizzato un primario, il narratore del Salento anziché evitare di spararla più grossa del solito essendo in una posizione più scomoda di quella del collega Formigoni (solo indagato) ha vergato per la stampa una nota memorabile: «Con la fissazione dell'udienza preliminare per la vicenda Sardelli, per cui sono indagato per concorso in abuso d'ufficio, posso solo dire che finalmente tiro un sospiro di sollievo essendomi così data possibilità di spiegare, dinanzi al giudice, la correttezza dei miei comportamenti». Proprio così, ha detto «finalmente». Un gigante. Vince sempre lui.
Il governatore pugliese rischia il processo insieme a una persona di sua strettissima fiducia che poi, alle prime avvisaglie di tempesta, liquidò in corso d'opera. Si chiama Lea Cosentino, è nota come Lady Asl, e ha avuto l'ardire di raccontare a verbale delle pressioni e delle interferenze subite da Vendola e dai suoi assessori in quota Sel o Pd per piazzare uomini in camice bianco vicini al partito. Nel confessare il «sistema-Vendola» si trova nella stessa posizione processuale del suo ex presidente. Nel corso dell'interrogatorio l'ex direttore generale della Asl di Bari aveva rivelato la pressione della «nomina di primario per l'unità operativa complessa di chirurgia toracica dell'ospedale San Paolo. Nel 2008 - raccontava la Cosentino - era andato in pensione il professor Campagnano, molto bravo e infatti quel presidio andava molto bene. Bandimmo il concorso e Vendola mi chiese di procedere velocemente e sponsorizzò la nomina del dottor Sardelli del policlinico di Foggia, suo amico e secondo lui molto bravo: espletai il concorso ma il dottor Sardelli non presentò la domanda confidando di poter essere collocato presso il “Di Venere“ in un istituenda unità complessa. Quando Sardelli appurò tramite Francesco Manna, già capo di gabinetto di Vendola, che l'istituzione dell'unità di chirurgia complessa del “Di Venere“ non si sarebbe realizzata, Vendola mi chiese insistentemente di riaprire il concorso per consentire al dottor Sardelli di parteciparvi». Alla faccia del rispetto delle regole. «A fronte di tali richieste e nonostante fosse stata già composta la commissione che non si era ancora riunita, riaprii i termini del concorso, anche se non ero d'accordo, con la scusa di consentire il massimo accesso a tutte le professionalità. Era chiaramente una forzatura ma Vendola mi disse di farlo perchè mi avrebbe tutelata». Le parole esatte narrate dal poeta di Sinistra e libertà all'orechio della sua bella pupilla sarebbero state queste: «Non ti preoccupare di questa cosa! Ti copro io!».
Seguendo il ragionamento della pubblica accusa le pressioni di Vendola nei confronti di Lady Asl avvennero «in assenza di un fondato motivo di pubblico interesse» oltre che «sulla base di una motivazione pretestuosa e in sè contraddittoria (l'asserita esigenza di un'ampia possibilità di sceltà in relazione alla “esiguità del numero dei candidati che hanno presentato domandà, in palese contrasto con la dichiarata “specifica particolarità della disciplina oggetto della selezione“)». Alla fine le cose andarono come Vendola, a sentire i pm e la Cosentino, aveva programmato dovessero finire. Il pm dell'inchiesta, Desiree Digeronimo, venne ascoltata in Senato presso la Commissione d'inchiesta sulla sanità. Confidando sulla segretezza dell'audizione rivelò cose devastanti sul governatore e i suoi assessori. Una ha fatto il giro del mondo («con Vendola al potere non c'è spazio per la legalità in Puglia»), l'altra è tornata di moda ieri a Bari: «Vendola decide chi deve andare a fare il direttore sanitario. Vendola lottizza insieme agli altri». Anche se lui resta unico, insuperabile come il tonno. Da degustare sulla tavola della politica pugliese insieme alle cozze pelose del sindaco Emiliano.