Vendola plurindagato e felice Va a processo, ma non molla

La fabbrica di Nichi non chiude mai. Non c'è crisi che tenga, nemmeno la richiesta di un rinvio a giudizio ferma le macchine del governatore poeta. Che aveva giurato che non sarebbe mai stato sfiorato da un'inchiesta giudiziaria, e invece a metà del suo secondo mandato si ritrova plurindagato, a un passo dal processo. Le magagne, per Nichi, sono arrivate dal suo cavallo di battaglia, quello che nel 2005 gli permise di battere Raffaele Fitto: la sanità. Doveva rappresentare la «casa di vetro» del nuovo corso vendoliano, ma di quelle quattro mura sono rimasti solo i cocci, e chi ha rotto rifiuta il conto.
All'inizio è stato più facile. Nichi ha scaricato i suoi uomini travolti dallo scandalo della malasanità. Lo ha fatto con il senatore Alberto Tedesco, all'epoca suo assessore, prima difeso strenuamente da un palese conflitto d'interessi, poi «licenziato» in tronco quando nel 2009 una provvidenziale fuga di notizie rivelò che i pm lo indagavano. Lo ha fatto con il suo vice, Sandro Frisullo, coinvolto nell'estate del 2009 dalle dichiarazioni di Gianpi Tarantini e lasciato a terra al primo rimpasto di giunta. E il sistema si è ripetuto con Lea Cosentino, Lady Asl, ex pupilla del governatore che sognava di farla assessore al posto di Tedesco, silurata alla velocità della luce all'alba delle inchieste baresi. Pure il «vero» successore di Tedesco, Tommaso Fiore, fedelissimo di Nichi, si è dimesso con tempismo chirurgico, prima di ritrovarsi indagato per una transazione milionaria con l'ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. Ma il giochino dei «compagni che sbagliano» è una coperta troppo corta per Nichi. Che spesso nelle inchieste c'è entrato, talvolta di striscio, talvolta di sbieco, altre volte da protagonista. Se l'è cavata nel filone su Tedesco, nonostante il gip di Bari che chiedeva al Senato l'arresto dell'ex assessore, sottolineava stupore per l'archiviazione degli episodi contestati a Vendola (che in quell'inchiesta era stato indagato), osservando, relativamente a una nomina per i vertici di un'Asl, che «una medesima condotta di più persone» era stata valutata in modo «diametralmente opposto», e così Tedesco s'era ritrovato sul groppone un'accusa di concussione, Vendola solo una tirata d'orecchi per lo spregiudicato spoil system. Gli è andata peggio per la storia del primario «sponsorizzato», dove rischia il processo con la Cosentino, e per la vicenda del Miulli, dove è indagato insieme all'«autodimesso» Fiore. Lui, però, non fa una piega. Ha incassato il primo avviso di garanzia convocando la stampa e lamentandosi di non essere stato convocato dai pm. S'è detto «sollevato» dalla richiesta di rinvio a giudizio perché «finalmente» potrà spiegare. E ora mette le mani avanti: «Nel caso remoto che io pure fossi condannato», spiega Nichi, «che cosa avrei fatto?». Riaprire un concorso chiuso per far vincere il migliore, per lui è un reato sbagliato e tanto basta. Non c'è dubbio. Il vero migliore è lui. E che importa che la pm Digeronimo, in Senato, abbia detto che con lui al potere, nella sanità, «non c'era più spazio per la legalità».GMC-MMO