La vera trattativa che cambiò la storia dell'Italia

Una lunga estate caldissima, iniziata con le bombe ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e finita più di 365 giorni dopo con gli attentati a Roma, Firenze e Milano e il black out a Palazzo Chigi il 27 luglio di vent'anni fa. Giovanni Fasanella, cronista politico per Panorama, ha riscritto la storia d'Italia dall'unità alla Seconda Repubblica nel suo ultimo libro Una lunga trattativa (Chiarelettere, 222 pagine 13 euro). «Una verità che la magistratura non può accertare», scrive Fasanella, che mescola sapientemente il ruolo di servizi segreti deviati e no, mafia e 'ndrangheta, massonerie e intelligence straniere, consegnando ai lettori l'immagine di un Paese a sovranità limitata sin dai suoi albori. Il periodo più interessante da rileggere è quello compreso tra le stragi del 1992-1993, «quando - scrive Fasanella - Cosa nostra, area grigia siciliana, logge massoniche deviate» erano «in subbuglio» come tutto «il doppiofondo segreto della Prima repubblica» mentre gli Usa «soffiavano sul fuoco della “rivoluzione” giudiziaria perché ritenevano necessario un ricambio delle classi dirigenti italiane». È qui che la storia si intreccia con quella di Oscar Luigi Scalfaro, presidente della Repubblica eletto subito dopo la morte di Falcone, e le revoche al carcere duro per i boss mafiosi chiesti (ufficialmente) al Quirinale dai parenti dei detenuti ma in realtà parte della trattativa Stato-mafia su cui la procura di Palermo indaga oggi. «Nel giro di pochi mesi i regimi di mafia a regime duro crollarono da 1.300 a 436 - dice a Fasanella l'ex capo del Dap Nicolò Amato, contrario all'ammorbidimento del carcere duro e cacciato per questo da Scalfaro - la trattativa era implicita, il patto finale tacito». A chi giovò quella stagione? Vent'anni dopo si riparte da zero. E a sinistra in tanti tremano...