Il vero maschio rompe le regole (di stile)

MilanoIn mancanza di veri uomini, tocca alla moda materializzare sulle passerelle dei superuomini che niente hanno a che fare con Nietzsche ma sono espressione di disobbedienza alle regole dell'estetica dominante. Non c'era nulla di scontato, infatti, nell'energica collezione che ieri Donatella Versace ha mandato in passerella, a partire dalle struggenti note della Cavalcata delle Valchirie di Wagner, ricordo di una scena del leggendario film Apocalypse Now di Coppola sulle quali hanno sfilato sette pezzi iconici ed evergreen dello stile Versace. La forza del superuomo di Donatella risiede nel suo essere atletico e nell'abbracciare la disciplina come stile di vita. Così i nastri kinesiologici che compaiono sulla possente schiena di Balotelli si trasformano in divertenti tatuaggi colorati o in stampe che danno carattere persino alla più semplice delle T-shirt. La libertà è un valore irrinunciabile per questo maschio che osa una stampa fotografica dello scatto di Bert Stern a Marilyn Monroe rielaborato in colori vibranti ma può sorprendere con l'aplomb di un completo burgundy o l'impeccabile tuxedo in seta jacquard.
L'uomo super di Jil Sander, alla terza prova dopo il ritorno alla direzione creativa del suo marchio, è un tipo coraggioso soprattutto per gli originali bermuda di forma trapezoidale proposti anche nell'abito: più che a un pantalone troncato facevano pensare a una panta-gonna. Per il resto, la perfezione di bellissimi spolverini e il taglio al vivo della pelle di certe giacche dichiaravano che il dna della stilista risiede nello stile sartoriale ma va oltre ogni scontata interpretazione. Come sa fare con talento anche Ennio Capasa che ha mandato in scena un moderno cowboy, un uomo che si avventura in territori sconosciuti, reali o virtuali che siano, energizzato dalla colonna sonora di Johnny Cash che suona i Depeche Mode. «Spremo la sartoria nella modernità» ha detto lo stilista di Costume National prima di far sfilare giacche con tagli al laser e termonastrature e talvolta punte di metallo sui revers, biker in pelle con applicazioni di frange e una serie di tuxedo ispirati a Las Vegas in turchese o in senape.
Certo per indossare quello del gran finale, tutto d'oro, bisogna essere come minimo Lorenzo Jovanotti, che Capasa ha vestito per il recente tour. Un tipo piuttosto lontano dal giramondo di Corneliani, un novello Marco Polo che si sposta da Oriente a Occidente, da Mantova a Shanghai e si concede il lusso di una giacca con collo guru impunturato, tessuti di pura seta e lini brillanti, colori luminosi come l'oro e l'ocra oltre all'immancabile blu.