VERSO LE ELEZIONI

da Roma

Giuliano Ferrara insiste: «Corro per il Campidoglio solo se c’è l’apparentamento con il Pdl». Ma il suo ultimatum fa tramontare la candidatura a sindaco di Roma, perché legarsi alle liste «Prolife. Aborto, no grazie» non piace nè a Fi né ad An. E si profila il tandem Giorgia Meloni (An) per il Comune capitolino e Alfredo Antoniozzi (Fi) per la Provincia.
Per tutta la giornata i giochi non sembrano chiusi e si parla della possibilità di un apparentamento parziale con Ferrara, solo a Roma, in Lombardia e al Senato. Ma il coordinatore di Fi Sandro Bondi lo esclude.
Berlusconi nei giorni scorsi si è detto contrario al legame con le liste antiabortiste e Fini ieri è stato categorico: «Ferrara sarebbe un ottimo candidato sindaco, ma mi auguro rinunci all’idea di presentare una lista elettorale su una questione drammatica come l’aborto». Rocco Buttiglione gli ha mandato a dire che se vuole impegnarsi per la difesa della vita, il partito che si è sempre battuto per questo è l’Udc. L’unico che si è detto favorevole all’apparentamento tra Pdl e Prolife è Roberto Formigoni. Schierato per la moratoria sull’aborto, promette di partecipare alla manifestazione di Ferrara dell’8 marzo, ma non accetta di aderire alle sue liste.
Il direttore del Foglio detta le sue condizioni anche con un sms, inviato ieri mattina a Bondi: «Ultimo appello da vero amico. Se respinto, cercherò di presentare la lista per la vita ovunque, con il sorriso sulle labbra. Giuliano». Nel pomeriggio il suo entusiasmo viene gelato dalla notizia che la candidatura del Pdl per il Campidoglio andrebbe alla trentunenne Meloni, anche se Gianni Alemanno di An poi precisa che non c’è nulla di definitivo e ufficiale.
Intanto Ferrara, imperterrito, continua a fare dichiarazioni schioppettanti. Dice che per le sue liste dorme poco, ha perso un sacco di soldi rinunciando alla sua trasmissione tv e, certo, il suo obiettivo non è dar fastidio all’Udc. Roma la vorrebbe «più ordinata» e libera dalle corporazioni. Gli piacerebbe fare il ministro della Salute, per «difendere la legge 40 sulla procreazione assistita, impedire l’arrivo in Italia della pillola abortiva RU 486 e difendere il diritto dei medici di curare i prematuri, anche senza il permesso dei genitori». Al candidato-premier del Pd Ferrara riserva il suo più raffinato veleno: «Veltroni, quando era nella Fgci, lo chiamavamo “formaggino”. È un po’ troppo molle, un po’ troppo ecumenico. Ogni tanto bisogna scegliere». Per lui, si è apparentato con Di Pietro perché in lui ha visto «un uomo popolare, che piace agli adoratori di Beppe Grillo e che ha un bel gruzzolo di voti». Così, ha messo da parte la sua «vocazione maggioritaria». All’idea di sfidare Francesco Rutelli, comunque, Giuliano si era già affezionato: «Fidel Castro, nella sua modestia, si è limitato a un solo mandato: Rutelli ne vuole 3. Io, comunque, contro di lui ho l’arma assoluta: visto che il candidato del centrodestra per vincere deve schiacciare Storace, la prima cosa che chiederò è un comizio dal balcone di palazzo Venezia».