VERSO LE ELEZIONI

da Milano

Dal Pci al Pds ai Ds per ritrovarsi a 58 anni ultimo in lista con la Sinistra Arcobaleno, e per di più nel Veneto 1. Bell’affare ha fatto a seguire Fabio Mussi.
«Guardi che è solo questione di cognome».
Wieczorek, Paolo.
«Di padre polacco».
Quindi?
«Le liste sono state compilate in ordine alfabetico».
Però il capolista è Ferrero Paolo e la seconda è Zanella Luana.
«Per le quattro teste di lista la regola non valeva».
Faccioli Michela è al numero 11 prima di Caleffi Carlo. Come la spiega?
«Vuole una bugia fantasiosa o la scomoda verità?».
La bugia fantasiosa.
«Le dirò la verità ma lei la scriva senza inguaiarmi troppo».
Affare fatto.
«C’è stato il tentativo, poco riuscito in realtà, di alternare le donne agli uomini».
Ipocriti.
«Le donne intelligenti sono affascinanti, ma faticose».
Negli altri collegi non lo hanno fatto.
«Eh».
Quindi la sua è sfiga: se nasceva donna e si chiamava, che so, Andreotti, sarebbe stato quinto e magari alla Camera ci entrava pure.
«Ecco. Invece sono ventinovesimo».
Peccato.
«La politica è una scelta di vita, non è un mestiere ma l’interesse per ciò che ti circonda e il desiderio di determinare le cose in una direzione».
Dicono tutti così, gli ultimi delle liste. Si consoli, tanto lassù nel Veneto la Sinistra Arcobaleno prenderà una batosta.
«Mica vero, vedrà».
Il ricco Nord Est è di centrodestra, si sa.
«Bisogna smettere di dipingerlo come una zona bianca. A Padova c’è una coalizione di centrosinistra, la riviera del Brenta è di sinistra, anche Verona lo era».
Come dice lei.
«E va bene, ci può essere una prevalenza di forze del centrodestra, ma ci sono tanti squilibri, precari, laureati senza occupazione, un incidente sul lavoro al giorno».
Allora conquisterete il Nord Est.
«Alle ultime elezioni avevamo il 7,8 per cento».
Puntate a confermarlo.
«Assolutamente sì. Salveremo la sinistra italiana».
Troppo tardi, c’è il Pd.
«Una sinistra forte condizionerà le scelte del Pd».
Per ora più voi dite cose di sinistra più loro ne dicono di destra.
«Impediremo questa deriva».
Idealista.
«Filosofo».
Racconti.
«Ho due lauree, una in lettere presa a Lecce e una in filosofia presa a Padova, sempre col massimo dei voti. Ora insegno alla scuola media di Fiesso d’Artico, in provincia di Venezia».
Ci spenderà anche dei soldi, in questa campagna elettorale.
«Assolutamente no. Cioè sì, ma solo per il telefono e la benzina».
Però combatterà.
«Mio padre era un soldato dell’armata polacca Anders, quella della battaglia di Montecassino. Conobbe mia madre in quei giorni, vicino a Lecce».
Ma che c’entra il Veneto?
«Questioni personali che non la riguardano».
Giusto. Per l’articolo servirebbe una sua fotografia.
«Le invio quella con Gino Strada o quella con Yasser Arafat?».
Un polacco nato in Puglia che vive in Veneto e ha conosciuto Arafat.
«Partecipavo a un progetto di solidarietà, era il 2004 e una delegazione veneta portò aiuti ai palestinesi».
E lì incontrò Arafat.
«Gli parlai a lungo, ottima persona sul piano umano».
Intifada a parte, certo.
«Gli chiesi se non avesse paura di morire. Rispose: “Probabilmente sarò ucciso in modo subdolo”. Tre mesi dopo morì, in circostanze di cui ancora non si conoscono i connotati»
Questo lo dite lei e i dietrologi.
«L’ho scritto in un libro, anticipando la storia».
paola.setti@ilgiornale.it