VERSO LE ELEZIONI

nostro inviato a Como

Non c’era più tornato su per mesi. Un po’ perché il clima di dialogo e confronto di fine anno non era certo la cornice giusta per il refrain sulla «notte di spoglie e di brogli» che ha accompagnato il Cavaliere per tutto il 2006, un po’ per evitare che andando avanti a ripeterlo la gente la considerasse una sorta di ossessione. Poi è successo quel che è successo - con la crisi di governo e lo scioglimento delle Camere - e Berlusconi ha deciso di tornare alla carica, perché «la questione è troppo importante per essere lasciata cadere».
Già da qualche settimana, infatti, la querelle sui brogli è tornata all’ordine del giorno. Perché, spiegava qualche giorno fa a piazza del Popolo a Roma, «ho potuto verificare i verbali di voto e c’è da inorridire». E ancora: «Soprattutto al Sud, visto che in Campania, Puglia e Calabria è qualcosa di terrificante». Sul punto il Cavaliere ha affondato anche ieri, durante un comizio improvvisato a Como. Facendo però un passo in avanti, visto che non solo ha ricordato «la notte di brogli» del 2006 ma ha pure lanciato l’allarme per il voto del 13 e 14 aprile. «C’è un problema grandissimo, quello dei brogli», spiega. E invita i presenti in piazza Duomo a far parte dell’esercito dei «difensori del voto» che «sorveglieranno i seggi e lo spoglio». «Chi se la sente di passare il sabato a confrontarsi con i rappresentanti di lista della sinistra - dice - si può mettere in lista per far parte dell’esercito dei difensori della libertà».
Una sponda Berlusconi la trova in Gianfranco Fini, che da Cosenza definisce quello dei brogli «un problema serio». «Noi - aggiunge - metteremo almeno un rappresentante di lista in ogni seggio, da Vipiteno a Lampedusa». D’altra parte, «si tratta di un lavoro di poche ore e poi andremo a festeggiare». Concorda pure Gianfranco Rotondi, perché «in alcune zone del Paese i brogli sono prosieguo della campagna elettorale».
Freddo, invece, il centrosinistra. Con Fausto Bertinotti che parla di «rischio irrilevante» e Walter Veltroni che si limita a scuotere la testa ma preferisce non rispondere ai cronisti che gli chiedono un commento. Solo il socialista Enrico Boselli fa un passo nella direzione del Cavaliere dicendo che «non fidarsi è sempre meglio». Mentre per Pier Ferdinando Casini, «siamo sempre agli stessi slogan».