la vicenda Com'è nato lo scandalo che ha portato all'addio della titolare alle Pari opportunità

H a lasciato Palazzo Chigi in silenzio. Aveva taciuto anche sabato in conferenza stampa, andandosene dopo tre domande, da valchiria spavalda. Ieri, nell'ultima autodifesa da ministro sul Corriere della Sera, la vichinga alta, bionda e nerboruta ha ripiegato sui toni del melodramma: «Ho sbagliato, ma ho chiesto scusa». «In Germania di questa storia non è stata scritta una riga sui giornali». «Tutto è cominciato con un articoletto su un giornale locale». «Lo fanno apposta, è tutta una montatura». Si è visto.
Per lei, supercampionessa abituata a fare incetta di medaglie (ne ha vinte 38 in vent'anni di attività agonistica su canoa e kayak), le dimissioni da ministro sono la sconfitta più bruciante. Aveva lasciato la Germania perché scartata dopo un'olimpiade non troppo brillante: in Italia si è vendicata con gli interessi. È diventata l'atleta dei record, la donna che ha partecipato a otto Giochi, la più medagliata, quella dalla carriere più lunga. Poi è venuta la politica. Assessore nella sua seconda patria, responsabile sport del Pd emiliano-romagnolo, vincitrice delle primarie Pd a Ravenna, senatrice della Repubblica italiana. Wonderwoman Idem.
Dell'Italia ha imparato anche le furbizie che ora vengono al pettine. Perché tutto è cominciato non allorché ne ha parlato «un articoletto», ma quando sono stati commessi i presunti abusi. La residenza in una casa diversa da quella in cui vive con marito e figli, che le ha consentito di eludere l'Ici per qualche anno. La palestra (chiamata JaJoGym in onore dei pargoli, Janek e Jonas) realizzata in un immobile destinato ad abitazione. Le opere edilizie eseguite senza autorizzazione. L'attività commerciale priva, a quanto ha scritto non un giornale ma il funzionario comunale di Ravenna incaricato dei controlli, dei requisiti igienico-sanitari, urbanistici e di sicurezza.
Poi si è saputo che Josefa Idem è stata assunta dal marito dieci giorni prima del reincarico da assessore, per poi mettersi in aspettativa e farsi versare dal Comune i relativi contributi pensionistici. «Ho il diritto di avere un lavoro, o no?», ha detto ieri al Corriere. Ma gli interrogativi crescono.
L'abuso edilizio è un reato penale. E senza autorizzazioni igienico-sanitarie e di certificazione antincendio, gli sportivi che frequentano la sua struttura sarebbero esposti a gravi rischi. Senza contare il capitolo fiscale: chi incassava i soldi delle iscrizioni? A quale titolo? Perché pagare se, come riporta ancora il Corriere, «non era un'attività commerciale a fini di lucro ma sociale»?
Lo scandalo è scoppiato il 2 giugno. Per i primi dieci giorni la Idem ha taciuto, ignorando le legittime domande della stampa locale. Invece che fare chiarezza, mostrare le ricevute dei versamenti e le richieste di sanatoria, il ministro ha fatto finta di nulla. Ha liquidato la faccenda con un atteggiamento di superiorità, sottovalutando l'obbligo della trasparenza dalla quale non è esente nessun personaggio pubblico, tantomeno un politico o un ministro anche se è carico di onori a cinque cerchi. È uscita allo scoperto dopo che il Comune di Ravenna ha ordinato le ispezioni, una tributaria e una urbanistica.
D'altra parte, per la plurimedagliata la politica non è rendere conto agli elettori: è cooptazione. Vidmer Mercatali, sindaco di Ravenna e poi senatore, la volle assessore perché «girasse le scuole a spiegare ai ragazzi l'importanza del fare sport». Fabrizio Matteucci, il successore, la impose nonostante il pesante assenteismo: anche in questo la Idem è stata campionessa.
Pier Luigi Bersani l'ha lanciata in Parlamento per la sua immagine vincente, perché è una «quota rosa», perché per rastrellare voti c'è bisogno anche di qualche campione che «sale in politica» come disse Mario Monti (salto in alto?) come Gianni Rivera, Valentina Vezzali o Manuela Di Centa. Ora di lei e dei suoi immobili si occupa la procura di Ravenna. «Apprendo dalla stampa che i magistrati stanno indagando su di me, mi diranno cosa mi imputano», ha piagnucolato con il Corriere. Anche le indagini, perfino quelle, a sua insaputa.


di Stefano Filippi