Le vicende giudiziarie che coinvolgono Andreotti

Il "processo del secolo" e il caso Pecorelli, le grandi inchieste che hanno gettato un'ombra sul Divo

Sette volte presidente del Consiglio, ventuno volte ministro. Ma anche protagonista di diverse vicende giudiziarie. Due sono i grandi processi che hanno coinvolto Giulio Andreotti durante la sua lunga carriera politica: quello per mafia e quello sul caso Pecorelli.

Il "processo del secolo", come venne ribattezzato, iniziò il 26 settembre 1999 e vedeva Andreotti accusato di associazione
mafiosa. Il 23 ottobre dello stesso anno fu assolto con formula "dubitativa". Il 2 maggio 2003, è stato giudicato per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Corte d’appello di Palermo, che lo ha assolto per i fatti successivi al 1980 e ha dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione per i fatti anteriori. Nell’ultimo grado di giudizio, la Cassazione ha confermato la sentenza di appello, richiamando il concetto di "concreta collaborazione" con esponenti di spicco di Cosa Nostra fino alla primavera del 1980, presente nel dispositivo di appello. Il reato "ravvisabile" non era però più perseguibile per sopravvenuta prescrizione e quindi si è dichiarato il "non luogo a procedere" nei suoi confronti.

Contemporaneamente, Andreotti fu accusato di essere il mandante del omicidio del giornalista Mino Pecorelli, direttore dell'Osservatorio Politico,avvenuto il 20 marzo 1979, per una campagna di stampa sui finanziamenti illegali alla Dc e su alcuni segreti sul rapimento di Aldo Moro. Ad accusarlo fu il pentito Tommaso Buscetta, che raccontò una confessione di Gaetano Badalamenti. Andreotti fu assolto "per non aver commesso il fatto" in primo grado nel 1999, mentre nel 2002 la Corte d'appello ribaltò il verdetto condannandolo a 24 anni di carcere. L'anno successivo, però, la Cassazione annullò senza rinvio la sentenza di secondo grado, rendendo definitiva l'assoluzione.