Vita di vespa e gonne a ruota È revival anni Cinquanta

«Happy Birthday Oscar» intonano i fotografi in sala giusto per fare i burloni perché il padrone di casa, Oscar de la Renta, lo stilista domenicano che ha aperto le porte del suo atelier a John Galliano dopo un biennio di forzata inattività, compie 81 anni il prossimo 22 luglio.
Siamo al venticinquesimo piano di un edificio affacciato sulla New York Public Library. A pochi passi da qui, sulla Quinta strada, c'è una sede di Chabad-Lubavitch, uno dei più grandi movimenti religiosi del giudaismo chassidico. Inevitabile pensarci visto che il geniale designer di Gibilterra è stato licenziato in tronco da Dior nel 2011 per aver lanciato insulti antisemiti e inneggiato al nazismo in stato di ubriachezza molesta. «Tutti meritano una seconda opportunità, specie le persone di talento» dice de la Renta dopo lo show. «John non è un cavallo pazzo - continua - ma una bravissima persona che ammiro da 25 anni. Abbiamo imparato tante cose l'uno dall'altro. Mi piacerebbe rimanesse ma finora non abbiamo avuto tempo di parlarne seriamente. Vediamo, que serà serà». Per il momento è stato bellissimo rivedere quelle aggraziate silhouette anni Cinquanta che de la Renta ha sempre fatto, ma che Galliano ha traghettato con prepotenza nella modernità. Nella parte giorno c'è una giacchina in pelle dal collo a scialle che è la cosa più bella vista finora sulle passerelle americane, dei fantastici cappelli a cloche calzati bassi sulla testa stile streghetta, doppi e tripli guanti di tulle e tanti tailleur con vita segnata sulle gonne a ruota oppure a matita. Gli abiti da sera tolgono il fiato con ricami degni di Versailles sui vividi colori: rosso Magenta, verde mela, azzurro zaffiro, viola cardinale. Il bello è che non si capisce bene dove finisce Oscar e dove comincia John: c'è il glamour Hollywoodiano che nessuno sa fare bene come de la Renta e c'è l'irresistibile profumo della couture parigina che Galliano ha reso frizzante oltre ogni dire.
«Noi creativi siamo tutti contenti del ritorno di John e gli auguriamo ogni bene» dice Natalie Ratabesi deliziosa designer di 34 anni che Alberta Ferretti ha nominato direttore creativo della sua linea Philosophy. Nata a Londra ma cresciuta a Roma da dove è ripartita ad appena 17 anni per studiare stilismo alla Saint Martin, Natalie ha poi lavorato a Parigi con Galliano da Dior, quindi a New York (prima da Ralph Lauren, dopo da Oscar de la Renta) e infine a Milano da Gucci. Un curriculum di tutto rispetto che le ha permesso di trasformare la donna Philosophy in una convincente principessa della Mongolia catapultata non si sa come negli anni Cinquanta. L'immagine più forte è la gonna a ruota anni Cinquanta sotto al pullover di sapore etnico anche se il modello che ci fa sognare è un sottile tailleur pantaloni con blusa allacciata dietro.
Da Michael Kors è di scena il lato atletico di Park Avenue con un'apoteosi di giacche e cappotti fantastici come l'indimenticabile giaccone da marinaio blu con schiena di visone blu elettrico. «Se hai un bel paltò e una bella borsa sotto puoi anche metterti la tuta per fare joga e sei impeccabile lo stesso» sostiene lo stilista. In fondo ha ragione ma qualunque donna di buon senso indosserebbe con gioia anche la gonna dritta con il motivo pied de poule floccato in vernice, il pullover in cashmere gommato, la stola di visone mimetico: quel suo stile inconfondibile che le americane chiamano «sporty, sexy, luxury».

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