Viti al giudice: «Mi implorava di smettere»

Riccardo Viti era consapevole di quello che stava facendo. L'assassino di Andreaa Cristina Zamfir si rendeva conto che la vittima per le sue sevizie sarebbe morta, ma non si è fermato e non ha fatto niente per salvarla. Anzi, è fuggito, lasciandola agonizzante, legata a una sbarra in una strada della periferia di Firenze. La drammatica verità è stata rivelata ieri durante l'interrogatorio di convalida del fermo, che ha convinto il gip di Firenze, Anna Donatella Liguori, a tenere in carcere l'idraulico fiorentino. Le accuse sono omicidio volontario (per dolo eventuale) aggravato dal fatto che è avvenuto in conseguenza di una violenza sessuale, e sequestro di persona. Per il gip, Viti è capace di intendere e volere. Lo prova la circostanza che davanti al giudice ha ripetuto il racconto fatto al pm Paolo Canessa il giorno in cui venne fermato dalla polizia. «Mi implorava di smettere», ha detto ricordando le urla della vittima. Viti, però, ha continuato. Quando ha capito quello che aveva fatto, il suo timore è stato per le conseguenze che ci sarebbero state sulla sua famiglia: «Ho subito pensato ai miei genitori», ha detto al giudice.
Presto per lui sarà presentata una nuova richiesta di misura cautelare in carcere, questa volta per le prostitute seviziare prima di Andreea Cristina. Le stesse, sono state violentate, legate e seviziate, ma non uccise. Gli investigatori hanno già raccolto almeno 10 denunce, dal 2006 a oggi, tra Firenze e Prato. Ma i racconti di Viti vanno ancora più indietro nel tempo e l'ipotesi è che le donne che hanno avuto a che fare con le sue manie siano molte di più. Oggi alle 15, a Firenze, si celebrerà il funerale di Andreea Cristina con rito ortodosso.