Wikileaks, il soldato Manning evita l'ergastolo: «Non aiutò il nemico»

Il soldato Bradley Manning non è colpevole di avere «aiutato il nemico», per questo eviterà l'ergastolo. Sono queste le prime informazioni che sono emerse dal tribunale militare di Fort Meade, in Maryland, dove si è svolto lo storico processo del 25enne che ha trasmesso a Wikileaks informazioni segrete sulle missioni militari americane in Iraq e Afghanistan, tra cui migliaia di cablogrammi della diplomazia statunitense. Manning è invece stato dichiarato colpevole di altri reati, tra cui aver fatto il «download» di materiale segreto e di averlo reso pubblico. La Corte marziale americana ha scagionato Bradley Manning dall'accusa più grave, quella di connivenza con il nemico, per aver rivelato documenti diplomatici e militari segreti americani a Wikileaks. Il militare, pur non avendo fornito dati utili ai terroristi, è però stato giudicato colpevole per 19 su 21 capi d'accusa per cui era stato incriminato, tra cui 5 per violazione della legge sullo spionaggio del 1917. Se fosse stato condannato anche di connivenza con il nemico, Manning avrebbe rischiato l'ergastolo. In ogni caso il cumulo delle condanne potrebbe portarlo di fatto a dover trascorrere il resto della sua vita in prigione. Solo domani alle 9.30 di mattina, le 15.30 in Italia, si capirà il destino di Bradley Manning. Se dovesse subire il massimo della pena per le cinque violazioni della legge che sanziona lo
spionaggio, potrebbe essere condannato sino a 136 anni.