Zero lettiani e poche donne tra i 44 vice

RomaNomine poco rosa e con grane per Renzi. Usa il manuale Cencelli tra le correnti del Pd per completare la squadra di governo e per la promozione del sottosegretario alle Infrastrutture, l'alfaniano Antonio Gentile, è già rivolta su Twitter.
I quarantaquattro sottosegretari di cui 9 viceministri hanno giurato ieri alle 21. Buon bottino per Angelino: Alfano incassa due viceministri (Luigi Casero all'Economia e Enrico Costa alla Giustizia) e sei sottosegretari (Simona Vicari, Massimo Cassano, Gabriele Toccafondi, Gioacchino Alfano, Barbara Degani, Giuseppe Castiglione e Antonio Gentile). Gentile e potente: al governo nonostante le presunte pressioni per bloccare le rotative de L'Ora di Calabria per censurare la notizia di un indagine che riguardava il figlio Andrea. Su Twitter è un diluvio di «Pessima scelta». Il parto è avvenuto col solito metodo del bilancino, due sottosegretari a me e uno a te, e gli inevitabili mal di pancia.
I più evidenti sono quelli dei lettiani che, sdegnosi, hanno rifiutato posti: non ci mischiamo con te. Unica eccezione per Vito De Filippo alla Salute: risarcimento ad personam visto che doveva entrare nei governi Bersani (mai nato, ndr) e Letta. Canta vittoria Franceschini che piazza i suoi Pier Paolo Baretta, Franca Biondelli, Lapo Pistelli, Antonello Giacomelli, Gianclaudio Bressa. Rimasto a bocca asciutta, Lele Fiano twitta iracondo: «Impossibile delle volte continuare a credere nel proprio lavoro». La minoranza guidata da Gianni Cuperlo e da Roberto Speranza incassa le seguenti pedine: Filippo Bubbico, Luciano Pizzetti, Teresa Bellanova, Umberto Del Basso De Caro, Giovanni Legnini, Maria Teresa Amici. Piazzati Marco Minniti (sottosegretario alla presidenza con delega ai Servizi) e Enrico Morando (Economia), Renzi premia i fedelissimi Luca Lotti e Sandro Gozi come sottosegretari alla presidenza. Quest'ultimo è uno schiaffo a Napolitano che sperava in una riconferma di Enzo Moavero Milanesi per trattare le questioni di Bruxelles. Altri renziani sono Angelo Rughetti, l'eminenza grigia della riforma della Pa e che tirerà la carretta quando la Madia sarà alle prese con i pannolini del figlio; Ivan Scalfarotto, Francesca Barracciu e Roberto Reggi.