Interrogati dal Pm i superstiti dell’equipaggio

Marianna Bartoccelli

nostro inviato a Palermo

Se la causa del disastro sarà nel carburante caricato a Bari, l'inchiesta passerà tutta nelle mani della Procura pugliese. Se invece le cause saranno altre, sarà la procura di Palermo, luogo dell'incidente, responsabile delle indagini. Intanto sia Emilio Marzano, capo della procura di Bari, che Pietro Grasso, capo della procura di Palermo, compiono tutti gli atti necessari a inquadrare i motivi della sciagura ed entrambi sono in stretto contatto con l'Autorità nazionale della sicurezza aerea, la struttura preposta all'indagine tecnica. L'inchiesta è aperta con l'accusa di disastro colposo.
Grasso in persona, con il sostituto Marzia Sabella, ieri mattina si è recato all'Ospedale civico di Palermo per interrogare il pilota dell'Atr 72 e i componenti dell'equipaggio ricoverati. Pochi minuti visto il loro stato fisico, che hanno però rafforzato la tesi del pm che non ritiene possibile l'ipotesi di un attentato. Da subito inoltre è stata chiesta dalla Procura l'autopsia sui corpi delle 13 vittime recuperate. «Vanno valutate tutte le responsabilità sotto ogni profilo - ha spiegato il pm Sabella -. Ci potrebbero essere concorsi di colpa». In serata sono filtrati i primi risultati dell’autopsia: la maggior parte delle vittime sarebbe morta al momento dell’impatto per ferite alla testa.
C’è poi il problema della scatola nera, ora a 1600 metri di profondità, insieme ad altri pezzi dell'aereo. Ma il suo recupero non pare al momento essenziale per gli inquirenti. I due motori sono rimasti intatti e il comandante, anche se ferito, è in grado di raccontare ogni momento, così come sono stati sequestrati i tracciati radar perfettamente leggibili. L'attenzione di tutti, tecnici e magistrati, come spiega il direttore centrale dell'Enac, Benedetto Marasà, è concentrata sul blocco di entrambi i motori, avvenuto a distanza di pochi minuti. «Eventualità - come sostiene lo stesso presidente dell'Enac Vito Riggio - rarissima». Ed è per questo che le indagini si sono subito orientate sul tipo di carburante che era stato caricato sia a Bari che a Djerba, da dove l'aereo proveniva. Marasà sostiene però che se nei serbatoi fosse stato inserito materiale inquinante il pilota se ne sarebbe accorto subito alla partenza: «Ritengo più probabili problemi all'impianto di carburazione».