Interrogatorio fiume dell'ex designatore arbitrale che presto dovrà tornare dai magistrati napoletani. Dall’inizio dell’inchiesta è stata la deposizione più lunga Bergamo, otto ore davanti ai pm. E non è finita Top secret il contenuto delle sue dich

Carmine Spadafora

da Napoli

È il giorno più lungo di Paolo Bergamo, l'ex designatore arbitrale, tra i più coinvolti nello scaldalo del calcio italiano. Ieri mattina, Bergamo, oppure «Atalanta» come Luciano Moggi lo chiamava in codice al telefono, si è presentato spontaneamente (poco prima delle 10) in Procura per essere interrogato - in qualità di indagato - dai pm napoletani, Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci. Bergamo, che era accompagnato dal suo legale, l'avvocato Giuseppe Scalise, ha lasciato il Palazzo di giustizia intorno alle 16.15. Torchiato per quasi 8 ore e mezzo. Un record: «Atalanta» ha battuto, per durata dell’interrogatorio, persino il suo grande amico, Moggi.
L’ex designatore è stato sentito in merito alla presunta cupola che avrebbe inquinato i campionati di calcio di serie A e B nell’anno 2004-2005. E forse non solo quello. Stanco, provato, Bergamo è stato laconico coi giornalisti. «Per me è stato un gran sollievo parlare». Poi, alla domanda provocatoria di un cronista, senza esitazione ha risposto: «Certo, tornerei a fare il designatore arbitrale».
Bergamo ha poi brevemente parlato del suo rapporto con Moggi. «Sì, lo conosco, da sempre. Sono stato arbitro fin dal 1973». E di fronte alla domanda di chi gli chiedeva se davanti ai pm lo avesse difeso, ha riposto con un sorriso: «Devo pensare a difendere me stesso e non a difendere Moggi».
Pochi concetti espressi anche dall'avvocato Scalise, il quale ha spiegato che si è trattato di «un interrogatorio lungo e fruttuoso». Poi ha aggiunto: «Abbiamo chiarito quello che c'era da chiarire con soddisfazione nostra e dei magistrati».
Non è ancora finita, tuttavia: l'ex designatore arbitrale sarà nuovamente ascoltato nei prossimi giorni. Lo ha annunciato lo stesso avvocato Scalise all'uscita della Procura. «L'interrogatorio è stato rimandato per completare quello che c'è da completare». E, a chi gli chiedeva se l'audizione a sorpresa di Bergamo, avesse il significato di un pentimento, Scalise ha smentito. «L'interrogatorio non è stato collaborativo ma chiarificatore della posizione di Bergamo».
Nel corso di una delle telefonate intercettate il 9 febbraio dello scorso anno, dalla Procura di Napoli, Moggi dava «consigli» sulle griglie che precedevano i sorteggi arbitrali delle singole partite del campionato di serie A.
Eccone un estratto.
Moggi: «Ora invece ti dico quello che mi ero studiato io».
Bergamo: «Vediamo cosa torna con quello che ho studiato io.
Vediamo chi ha studiato meglio... Chi ci metti in prima griglia di squadre? Di partite?»
Moggi: «Aspe'...fammi piglia' il foglietto. Perché io me la son guardata oggi per bene... Allora io ho fatto: Inter-Roma; Juventus-Udinese; Reggina-Milan; Fiorentina-Parma, che non può non essere non messa qui. E Siena-Messina».
Bergamo: «Sì».
Moggi: «Ho fatto di cinque, ma si può fa’ anche di quattro però. Non è che, però, Siena-Messina mi sembra una partita abbastanza importante! Mi sembra, eh?».
Bergamo: «Poi c'è anche Livorno-Sampdoria che all'andata c'è stato casino. Comunque, vabbé. Vai avanti, tanto questo cambia poco».