Le interruzioni di gravidanza aumentate in Spagna del 100%

In Spagna gli aborti sono aumentati in dieci anni del 100%. I dati appena pubblicati dal ministero della Sanità di Madrid hanno subito scatenato le ire delle associazioni pro-vita spagnole e dei mass media conservatori. Il quotidiano Abc ha definito il Paese «un paradiso abortista». Le interruzioni volontarie di gravidanza nel 2007 sono salite a quota 112mila, il 10% in più rispetto al 2006 quando erano 101.592. A Madrid, la città in cui avvengono più interruzioni volontarie, sedici donne ogni mille hanno abortito durante l’anno. I dati più preoccupanti sono quelli sulle giovanissime: sempre nel 2007 un aborto su sette è stato effettuato su ragazze sotto i 19 anni. Almeno 500 donne che hanno interrotto la gravidanza volontariamente avevano meno di quindici anni.
I nuovi numeri mettono in allerta la Chiesa spagnola e le associazioni pro-life del Paese che sono già in aperta guerra contro il governo del primo ministro socialista José Luis Rodriguez Zapatero, che ha fatto della riforma della legge sull’aborto una delle sue iniziative nel secondo mandato di governo. Il premier sta infatti preparando in Parlamento una nuova normativa per dare maggiore protezione legale alle donne che vogliono abortire e ai medici che le seguono. Gli anti-abortisti hanno subito definito i nuovi dati un effetto della politica di Zapatero. L’attuale legge spagnola consente di abortire soltanto in caso di stupro, entro le dodici settimane di gravidanza; in caso di malformazione del feto, entro le 22; se esiste un rischio per la salute fisica e psichica della madre, In quest’ultimo caso non ci sono limiti di tempo. Il premier Zapatero starebbe pensando a liberalizzare l’aborto fissando però un tempo massimo. Per ora, per arginare l’alto numero di interruzioni volontarie della gravidanza, il governo socialista ha investito 200 mila euro in una campagna indirizzata ai più giovani sull’utilizzo del preservativo.