«Un intervento banale e grottesco»

Il ministro Storace: «L’ex presidente Ue è sicuro che neanche un euro di Unipol sia stato usato nelle campagne elettorali?»

da Roma

Se c’è stata aggressione a Piero Fassino, quella è arrivata dalla sua parte politica, non dal centrodestra. Le parole di Prodi sono «banali». Non ci sono registi occulti dietro le pubblicazioni delle intercettazioni delle telefonate tra Fassino e Giovanni Consorte, perché allora per quel fiume di conversazioni pubblicate in precedenza su Antonveneta quali altri «burattinai» dovrebbero nascondersi dietro le quinte? Sono alcune delle reazioni del centrodestra all'intervento di Romano Prodi alla Stampa in cui il professore chiede di «fissare i confini tra affari e politica».
«Una cosa è certa - chiarisce il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi -: Fassino e il suo partito non hanno subito alcuna aggressione. Le forze politiche della Casa della libertà, infatti, e segnatamente Forza Italia, non hanno ceduto e mai cederanno al violento impulso denigratorio e giustizialista, a cui invece la sinistra si è abbandonata violentemente, e non solo nel passato, contro i propri avversari politici». Il segretario ds deve dunque lasciar perdere «inesistenti aggressioni», avverte Bondi, anche perché «le critiche più dure sono state rivolte a Fassino da esponenti del suo stesso partito o della sua coalizione, comprese quelle che oggi Prodi gli ha indirizzato dalle colonne de La Stampa e che Fassino, di necessità, fa mostra di apprezzare». Il segretario della Quercia a questo punto deve «fornire una spiegazione convincente al Paese». Secondo il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto Prodi cade «nel grottesco» quando «afferma che alla classe dirigente del centrosinistra gli italiani riconoscono una maggiore tensione morale, un più forte senso dello Stato e del bene comune». A proposito di «questioni morali», il professore deve tra l’altro «dare una spiegazione convincente sul famoso racconto del “piattino”, che in un altro Paese avrebbe fatto sparire dalla scena l'uomo politico che avesse narrato una simile fantasia in una drammatica vicenda quale il rapimento e l’assassinio di una grande personalità politica». Il ministro della Salute Francesco Storace aggiunge un dubbio alla discussione: «Romano Prodi non fa nomi e non fa cognomi. Fa tante domande ma ne manca una: è sicuro che nemmeno un euro di Unipol sia stato investito illecitamente nelle più recenti campagne elettorali? Attendiamo risposte serie prima che anche di questo debba occuparsene la magistratura».
Prodi è «come Ponzio Pilato» per il viceministro delle Attività Produttive Adolfo Urso: «È ipocritico e pilatesco: infierisce sui ds e si lava le mani dalle proprie responsabilità di leader». Urso avverte però che «non dovrà essere una campagna per colpire gli avversari magari con un uso distorto degli strumenti giudiziari».
Il professore è «l’ultimo a dover parlare» di moralità, ricorda il ministro per i Rapporti con il parlamento Carlo Giovanardi, perché «da presidente dell’Iri non muoveva un dito per denunciare la spartizione degli appalti per beneficiare la Lega delle Cooperative costati decenni di ritardo per la realizzazione di infrastrutture indispensabili per il Paese come il valico Bologna-Firenze».
La lettera di Prodi alla Stampa «segna il punto più critico della crisi dell’Unione». Ne è convinto il presidente dei deputati di Forza Italia al Senato Renato Schifani: «Anziché fare, con il coraggio del leader, i conti con il concreto presente, se ne pone al di fuori ed al di sopra, prende le distanze da Fassino e D'Alema e a colpi di “dovremo”, “potremo” e “faremo” tenta di camuffare l'imbarazzo con la propaganda dei buoni propositi».
Non basta «la demagogia», osserva Isabella Bertolini, vicecapogruppo alla Camera per Fi, perché con quest’arma «il professore non riuscirà a nascondere scandali e conflitti interni alla sua finta coalizione, sempre più divisa e litigiosa». Il leader dell’Unione con il suo intervento «dimentica di essere uno di quelli che ha impersonificato ciò che vuole dividere, cioè la commistione tra economia e politica», afferma Angelo Sanza, di Forza Italia. Un intervento, quello del Professore, che «non affronta per nulla il problema nella sua reale dimensione, ovvero il metodo che la sinistra porta avanti da sempre: commistioni indebite tra politica, affari e banche», e che solo ora «è venuto fuori in maniera eclatante», interviene il capogruppo azzurro in commissione Giustizia, Giuseppe Gargani. «Più realistico è il sindaco di Venezia - commenta Osvaldo Napoli (Fi) - quando invita a riconoscere l'esistenza non di una questione morale, ma di una questione politica, tutta ed esclusivamente politica nata da un terribile vuoto di progettualità».