«Un intervento che appare inopportuno Il Pontefice si trasforma in attore politico»

da Roma

«Inopportuno», così lo considera Roberto Villetti, vicepresidente dello Sdi, l’intervento di Papa Benedetto XVI.
Gli antireferendari sostengono che il Papa ha fatto quello che è nel suo pieno diritto di capo della Chiesa Cattolica. Secondo lei ha fatto male?
«Nessuno si sogna di limitare la libertà di espressione di alcuno e tanto meno del Papa. Tuttavia il suo intervento appare inopportuno perché così si trasforma la massima autorità spirituale del mondo cattolico in un attore politico che scende direttamente nell’arena elettorale. Mi dispiace che la massima autorità spirituale possa essere sottoposta alle polemiche che seguiranno».
Se invece che in Italia il referendum si fosse svolto in un altro Paese, secondo lei il Papa sarebbe intervenuto?
«Non credo. Penso che sia stato mal consigliato dal vescovo Ruini e magari da Marcello Pera. Doveva essere salvaguardato. In questo modo Benedetto XVI è diventato non solo un attore politico tra i vari leader che intervengono nello scontro politico, ma anche nella scena cattolica, che come sappiamo è divisa su questi referendum».
Cambierà qualcosa tra i cattolici?
«Non credo. Per fortuna l’invito del Papa non è stato accompagnato da nessuna minaccia di scomunica. Saremmo tornati ai tempi oscuri della Chiesa. Gianfranco Fini colpito da scomunica, be’... non sarebbe stato opportuno».
Sono in molti a sostenere che il Papa ha fatto bene e che è suo compito istituzionale intervenire nelle vicende che riguardano la coscienza dell’individuo...
«Per carità, non confondiamo la mia critica con il fatto che il Papa può dire ciò che vuole. Ma a questo punto noi e i cattolici siamo liberi di dissentire. La mia è una preoccupazione nei suoi confronti. Bisognava lasciarlo fuori dall’agone politico. Per questo parlo di mancanza di opportunità». \