Intervento delicato ma tornerà più forte

L’incidente rientra nei traumi frequenti in traumatologia sportiva, tanto che si parla di «caviglia del calciatore». È determinato da un meccanismo traumatico per un fallo in conseguenza del quale è mancato il corretto appoggio al suolo che si è verificato con un movimento forzato e abnorme sollecitazione laterale: ne è derivata una complessa e grave lesione al collo-piede determinata da una combinazione di forze che possono causare un trauma distorsivo, una sub-lussazione, una lussazione, una frattura o tutte queste lesioni in diversa combinazione e gravità fra loro. Il collo del piede è infatti una importante articolazione a cerniera che permette normalmente solo i movimenti in flessione all'insù e all'ingiù (flessione dorsale e plantare) mentre i traumi della caviglia sono dovuti a forzature laterali di un arco di movimento che normalmente il collo del piede non può compiere.
La distorsione traumatica del collo piede di cui dobbiamo parlare oggi è quella da eversione con un meccanismo opposto che giornali e tv ci hanno mostrato da ogni angolazione, con la forzata spinta all'esterno e una fortissima pressione applicata alle strutture ossee, con la frattura in più frammenti del perone, con danno al compartimento interno e lesione del legamento deltoideo; inoltre, le forze e le sollecitazioni hanno provocato anche l'allargamento della pinza della caviglia. L'intervento ha dovuto mirare all'esecuzione di almeno tre tempi principali: l'applicazione di una placca a più viti per ricomporre nella sua integrità l'osso del perone (osteosintesi con placca e viti), la sutura e la legamento-plastica delle strutture capsulari lacerate con una accurata ricostruzione in tensione dei cosiddetti «tessuti molli» (ricostruzione del legamento deltoideo) e infine il bloccaggio con viti trasversali della sincondrosi tra tibia e perone onde ricreare una azione efficace della «pinza».
A questi tempi chirurgici deve seguire un adeguato periodo di immobilizzazione nel rispetto dei tempi biologici di guarigione che una volta veniva ottenuto mantenendo l'articolazione in un gambaletto gessato, oggi e in particolare negli atleti risulta indicato un tutore, più comodo e meno dannoso per le strutture muscolari e le caratteristiche peculiari di un paziente sportivo, e una rieducazione dapprima fuori carico e poi, gradualmente, in carico progressivo.
Un intervento delicato, ma che nei tempi e nei modi corretti garantisce la riparazione completa, la guarigione e il recupero dell’atleta. Quanto al tormentone che ci accompagnerà da qui in avanti (Totti ai mondiali, sì o no) preferiamo esprimere, anziché il parere del traumatologo, l'augurio dello sportivo.
*Traumatologo sportivo