«Un intervento tardivo e di sapore elettorale»

Lo sostengono Marchi e Benvenuti (An) Antoniozzi (Forza Italia): «Il Comune sceglie solo soluzioni temporanee»

Sollievo, polemica, sfiducia. Sono tanti i sentimenti che suscita lo sgombero di ieri al Residence Roma, prima tappa di quella che promette di essere una vicenda un tra il tragico e l’epico. Critico sulla gestione della vicenda il candidato sindaco di An, Gianni Alemanno: «Finalmente la giunta comunale si è decisa a dare il via allo sgombero di un vero lager, simbolo della vergogna dell’emergenza abitativa nella nostra città. Ci auguriamo che le famiglie sgomberate non vengano scaricate casualmente nelle periferie, spostando il problema da un punto all’altro senza neppure cominciare a risolverlo». Di intervento «tardivo e di sapore elettorale» parlano il capogruppo di An al Campidoglio, Sergio Marchi, ed alla Provincia, Piergiorgio Benvenuti. «Non credo che la soluzione sia spostare gli italiani in un altro Residence - afferma Vincenzo Piso, presidente An Roma -. Per gli extracomunitari irregolari ci auguriamo vengano applicate le norme vigenti con il conseguente rimpatrio». Secondo Alfredo Antoniozzi, candidato sindaco di Forza Italia, «ancora una volta, sul problema dell’emergenza abitativa, il Comune sceglie soluzioni temporanee ed ambigue piuttosto che elaborare un piano articolato e risolutivo. Il caso dello sgombero di questa mattina (ieri mattina, ndr) del Residence Roma di via Bravetta ne è la sconfortante conferma». Fabio Sabbatani Schiuma, vicepresidente del consiglio comunale (An), ha un atteggiamento articolato: «Premesso che sono comprensibili le molteplici difficoltà legate allo sgombero del Residence Roma - dice Schiuma - problemi che comunque potevano essere ben meno gravi se l’amministrazione capitolina fosse intervenuta prima, non vorrei che si ripetesse l’operazione scoordinata dello sgombero dell’Hotel Africa, il complesso nella stazione Tiburtina da dove all’alba del 18 agosto del 1994 circa 500 sudanesi, eritrei ed etiopi furono fatti traslocare e stipati alla peggio in altri centri di Roma, come fossero pacchi postali». Schiuma sciorina anche le prossime priorità: «Lo sgombero dei ponti IX, X e XI del Laurentino 38 dalle occupazioni abusive di extracomunitari per permettere la loro demolizione e successiva riqualificazione del quartiere».
Preoccupati i presidenti dei municipi che ospiteranno i transfughi di Bravetta. «Spero che Veltroni venga quanto prima a inaugurare il nuovo lager del Residence Roma che ci stanno trasferendo da Bravetta - dichiara caustico Massimiliano Fasoli, Udc, presidente del XX Municipio -. Sono ansioso di ascoltare le parole che il Sindaco, che non manca mai ad un taglio di nastro, userà per giustificare la scelta dell’ubicazione ai cittadini del Municipio». Per domani è annunciato un consiglio straordinario del XX: si preannuncia bollente non meno del XVIII.
Naturalmente la maggioranza capitolina assume tono quasi trionfalistici. Parte il sindaco Walter Veltroni, che parla di «svolta importante per il quartiere». Per il delegato all’emergenza abitativa Nicola Galloro lo sgombero del residence «chiude la pagina più buia della crisi emergenziale romana che perdurava da oltre un ventennio». E l’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative del Comune, Claudio Minelli: «Si tratta di una delle questioni più impegnative che l’amministrazione comunale abbia dovuto affrontare sul fronte dell’emergenza sociale e abitativa». Non c’è dubbio.