INTERVISTA Alberto Zangrillo

di Gabriele Villa

Punto e a capo. Un punto fermo, finalmente, per ripartire. L’ospedale San Raffaele ricomincia da Giuseppe Rotelli e, da oggi in poi, anche il futuro dell’Università Vita-Salute, così come della ricerca scientifica, punte di diamante della Fondazione Monte Tabor, saranno legati a doppio filo al gruppo ospedaliero San Donato di cui, dal 1980, il noto imprenditore pavese è anima e patron.
Ma quale clima si respira nella cittadella della sanità ideata da don Luigi Verzè e investita per mesi da una bufera giudiziaria e mediatica, culminata con l’istanza di fallimento e l’asta per il salvataggio del complesso? Abbiamo chiesto al professor Alberto Zangrillo, primario di Anestesia e Rianimazione cardio-vascolare del San Raffaele, di aiutarci a tracciare lo scenario che attende i 700 medici e i 1.900 tra infermieri e personale ausiliario che ci lavorano.
Professore, adesso che cosa succederà?
«Mi lasci subito dire una cosa: se oggi pensiamo di essere arrivati alla fine e di aver raggiunto un risultato epocale lo dobbiamo primariamente alla lungimiranza, alla sensibilità e alla competenza del giudice Filippo La Manna, grazie al quale si è potuto compiere un processo non solo per non far fallire un’eccellenza ma per continuare a preservare a implementare questa eccellenza. Il dato di fatto è che ora ci troviamo ad essere gestiti e a dover dialogare per il necessario rilancio con un imprenditore illuminato come Giuseppe Rotelli».
Che idea vi siete fatti lei e i suoi colleghi di Rotelli?
«Certamente è un imprenditore che ha avuto la caparbietà di lottare in prima linea mettendoci la faccia, per il raggiungimento di un obbiettivo ben preciso. Direi che gli va riconosciuto il merito di aver ottenuto un risultato straordinario. Vorrei anche far presente un’altra cosa: il San Raffaele non è un giocattolino, è, al contrario, come è sotto gli occhi di tutti, una grande realtà che nasce e vive e continuerà a vivere per i nostri pazienti. Proprio per questo motivo, l’aver percepito questo valore da parte di un imprenditore che si è esposto a questi livelli per coronare un sogno onora tutti noi e, parallelamente, credo debba anche mettere tutti noi in un atteggiamento di rispetto, attesa e anche, evidentemente, di riconoscenza».
Ma San Raffaele significa anche Università e ricerca: al riguardo che cosa farà Rotelli?
«Posso dirle che, proprio recentemente, ho potuto misurare la capacità del Gruppo Ospedaliero San Donato di esprimere anche un impegno ben preciso teso verso la ricerca. Considerato che questa particolarità può adesso venire affiancata dalla presenza di un’università d’eccellenza come la nostra Vita-Salute, io credo che il gruppo di Rotelli non possa che essere interessato a continuare sulla strada indicata, a suo tempo da Don Verzè, in cui ricerca e università sono un tutt’uno con l’attività clinica. Mi sembrerebbe quindi più che naturale da parte di chi pensa di poter gestire il futuro del San Raffaele come istituto clinico scientifico, comprendere nei propri piani la ricerca e l'università».
Come avete vissuto questi mesi d’incertezza lei e i suoi colleghi?
«Io parlo a titolo personale, naturalmente, ma credo di interpretare il pensiero dei miei colleghi quando dico che tutti noi abbiamo lavorato intensamente in tutti questi mesi per cercare di fare in modo che il San Raffaele potesse continuare a vivere ai suoi livelli di eccellenza: un’eccellenza che è frutto di capacità e qualità di assistenza medico e infermieristica, coniugata con una capacità elevata di fare ricerca. Per questo motivo noi tutti abbiamo sempre cercato di dare il nostro contributo diligente e attivo pensando che si potesse giungere, nel tempo normato dal tribunale, ad un epilogo felice della nostra vicenda. Non le nascondo che abbiamo vissuto questi mesi con incertezza e trepidazione, ma è anche vero che tutti, medici universitari e non universitari così come l’intera componente infermieristica abbiamo lavorato intensamente certi di difendere la nostra qualità professionale».
Un giudizio sulla cordata Ior-Malacalza…
«Un grande senso di delusione e rammarico per come si è mossa. Non vorrei assolutamente che passasse la tesi che il salvataggio del San Raffaele si debba attribuire in qualche modo all’interessamento di quella cordata. Né loro possono certo permettersi di dirlo, mi creda».