Intervista Andrea Bargnani

Ancora una prova tutta da ricordare e ancora una conferma che parla chiaro: Andrea Bargnani è il nuovo leader indiscusso dei Toronto Raptors. A meno di un mese dall’inizio del campionato Nba, il Mago si racconta e prova a leggere nel suo futuro tra un pensiero per il prossimo All Star Game e una voglia di nazionale che non tramonta mai. Preso al volo in quel del Madison Square Garden dove ha firmato la seconda vittoria stagionale dei Raptors, ecco cosa ha da dire.
Pronti via e subito un Bargnani protagonista: se l’aspettava?
«Cerco di fare il mio dovere, il nuovo coach mi ha subito messo di fronte alle mie responsabilità e come tale non mi posso tirare indietro».
A forza di andare in doppia cifra sembra oramai chiaro che la prima scelta offensiva di Toronto si chiama Andrea Bargnani. Lei che ne pensa?
«A livello di responsabilità mi chiedono di fare le stesse cose della scorsa stagione. Io in questo ruolo mi trovo molto a mio agio anche se la pallacanestro è uno sport di squadra e come tale, io recito solo una parte».
Cosa si aspetta da questa nuova stagione Nba cominciata con qualche mese di ritardo rispetto agli anni passati?
«L’obiettivo dei Toronto Raptors è quello di cancellare le ultime stagioni e di aprire un nuovo ciclo, considerato che abbiamo cambiato allenatore e filosofia di gioco. La chiave di volta sta tutta nella strategia difensiva: lo scorso anno eravamo una delle peggiori difese del campionato, ora abbiamo deciso di cambiare e ammetto che si stanno vedendo i primi risultati».
Che effetto fa ritornare in campo dopo una sosta a dir poco inusuale come quella dello scorso autunno in occasione del lock-out?
«Io mi sono organizzato in modo tale da farmi trovare pronto in caso di chiamata all’ultimo minuto e così è stato. Ammetto che mi ha fatto anche bene continuare a lavorare da solo sui miei fondamentali cercando di riposare. Quest’anno, rispetto alle precedenti stagioni, giochiamo praticamente ogni due giorni e la stanchezza si fa e si farà sentire».
Ha mai pensato di giocare in Italia durante il lock-out?
«Se la situazione non si fosse sbloccata entro gennaio, l’avrei fatto. Prima c’erano dei problemi a livello burocratico. Comunque ho speso parecchio tempo con la nazionale e questo non ha guastato».
A forza di sentir parlare delle sue prestazioni a livello offensivo qualcuno la vorrebbe vedere al prossimo All Star Game. Stiamo esagerando?
«Mi fa piacere che si parli di me in questo modo ma forse sì, stiamo esagerando. La stagione è appena cominciata, noi siamo un outsider e per le formazioni come la nostra di solito nulla è scontato o gratuito».
Torniamo ai Raptors: cosa c’è da aspettarsi da qui ai prossimi tre mesi di campionato?
«Stiamo giocando bene, nelle ultime gare contro squadre di un certo valore, siamo spesso stati avanti mollando solo nel finale. È tutta una questione di continuare a spingere e sperare che le cose migliorino. Ripeto, cambiando allenatore abbiamo un nuovo modo di giocare e di pensare, quindi non vedo l’ora che le cose si aggiustino in modo da prenderci qualche bella soddisfazione. Guardandomi attorno, non vedo dopo tutto molte squadre superiori alla nostra».
E la nazionale?
«Non c’è molto da dire, nel senso che sappiamo tutti come è andata a finire. Io sono fiducioso sul valore di questo gruppo, siamo giovani e abbiamo tutto da dimostrare. Con il duro lavoro in palestra prima o poi le cose verrano fuori da sé».