INTERVISTA Bruno Contigiani

Contro i rischi del lavorismo, Bruno Contigiani ha da tempo promosso una vera e propria crociata, culminata con il best seller «Lavorare con lentezza». Milanese, è un ex manager pentito, già capoufficio stampa di Telecom. L’illuminazione gli venne una decina d’anni fa quando, a seguito di un incidente in vacanza, si rese conto che lo stress da lavorismo contagiava ormai anche il suo raro tempo libero facendolo correre anche in ferie.
Da allora scrisse due libri: Vivere con lentezza e Chi va piano. Inoltre, da ormai sei anni, organizza in tutto il mondo la Giornata della Lentezza che mobilita in piazza migliaia di persone. «Come meta dell’evento - dice - scegliamo una metropoli particolarmente stressata ma, nelle ultime edizioni, consegniamo anche premi a personalità che si sono distinte per salutari inversioni di tendenza. Lo scorso anno abbiamo insignito il sindaco di New York Michael Bloomberg per aver chiuso e reso isola pedonale l’incorocio tra la Settima e Broadway».
D’accordo, ma il lavoro fa male o no?
«Il cardinale ha detto molto bene. La questione è la qualità e non la quantità di lavoro. Le persone che lavorano con lentezza spesso producono di più perchè hanno obbiettivi di lungo periodo, amano lavorare in team e non accentrano, hanno rispetto per i collaboratori e non temono di delegare. Non pretendono di fare “tutto“ e nel minor tempo possibile».
Ma il lavorismo è davvero una malattia milanese?
«Questo secondo me è un luogo comune, perchè da noi c’è un po’ la tendenza a mostrarsi indaffarati mentre in realtà spesso si corre su un... tapis roulant. Non generalizzerei».
La gente lavora tanto anche per fare soldi, quelli servono.
«Sì ma diventare una trappola e l’ho imparato a mie spese. La vera ricchezza, la cosa più preziosa in assoluto, è il proprio tempo che va rispettato. Il che può significare rinunciare a facili guadagni per dedicarsi al lavoro e alle attività che piacciono davvero. Salvaguardando, ben inteso, le relazioni, la famiglia e il tempo libero».
I soldi sono dunque un falso mito?
«Io ho scoperto che i veri lussi sono quelli gratuiti, quelli che non costano nulla ma che non possiamo comprare: il sorriso di un bambino, un tramonto, un’opera d’arte»
Nel suo libro dispensa consigli. Da dove bisognerebbe cominciare?
«Non esiste una regola. Ma basterebbe la consapevolezza che il nostro tempo è limitato e che basta modificare le abitudini per recuperare il vero senso del lavoro che si fa. Nella mia azienda ho conosciuto anche persone molto ricche che non avevano alcun bisogno di venire in un ufficio tutte le mattine, ma lavoravano con passione pur guadagnando poco. Le ammiravo».