Intervista Il comandante della Guardia Costiera

«Sono reduce dal vertice di Ferragosto sulla sicurezza convocato dal ministro Maroni. Posso dirle che gli incidenti in mare rientrano nei limiti degli anni scorsi. Ma questo non significa che non siano evitabili».
Parla Marco Brusco,comandate generale del Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera.
Ammiraglio, dai morti nel Golfo di Napoli all'incidente nelle acque della Croazia. Ma è normale?
«Assolutamente no. Sembra che in mare, considerati i grandi spazi, non ci siano pericoli. Non è così. Non è come una strada che ti offre un rettifilo. Proprio per questo, talvolta, si verificano situazioni tragiche. Da tempo siamo impegnati nella campagna-sicurezza, anche nelle scuole. Contiamo sull'educazione, sulla prevenzione, sul rispetto delle regole. Purtroppo non sempre i figli imparano dai padri».
Però anche in mare si uccide come sulle strade: per uso di droga e alcol...
«Droghe e alcol sono piaghe della nostra società. Se poi aggiungiamo i diportisti improvvisati, quelli del fai-da-te, il quadro è completo. Per molti, tra l'altro, non c'è l'obbligo della patente. Noi stiamo facendo l'impossibile, abbiamo 400 motovedette in mare, ma non possiamo essere dappertutto».
Droga, alcol, ma anche tanta incoscienza e impreparazione...
«Già. Dove possiamo intervenire preventivamente, lo facciamo con la nostra presenza. É un deterrente che funziona bene. O quando serve anche con la repressione».