Intervista Sandro Turotti, dg Cremonese

Scusi Sandro Turotti, in qualità di direttore generale della Cremonese, è stato lei a innescare il can can del calcio scommesse con la denuncia del 10 dicembre 2010.
«Dopo la partita con la Paganese del 14 novembre, quando 5 nostri giocatori bevvero qualcosa di anomalo e vennero ricoverati e dopo gli accertamenti medici, la società decise di sporgere denuncia».
Nessuno ha mai pensato al ruolo del portiere Paoloni, al quale piaceva scommettere?
«Paoloni era stato determinante in positivo nella stagione precedente persa ai playoff».
Sapeva che la Procura di Cremona stava lavorando in silenzio?
«Chi poteva immaginarlo. Fu solo quando il 13 maggio Erodiani volle incontrarmi in un bar di Cremona, visto che lui sapeva chi aveva avvelenato i giocatori, e io riferii tutto in Questura che appresi dell’indagine in corso. Mi dissero: non dica nulla, nemmeno al suo presidente».
Avete denunciato e siete stati ugualmente puniti, non è che si sente…
«Sì, mi sento cornuto e mazziato, io e la società perché da parte nostra non c’è stata omertà, abbiamo denunciato e adesso scopriamo che chi si pente, vedi quelli che hanno patteggiato, raccolgono di più di chi ha fatto la denuncia. Siamo sconcertati e allibiti, anche perché a pag. 607 dell’ordinanza del gip di Cremona Guido Salvini, è scritto che il comportamento della Cremonese è stato “serio, corretto, trasparente e molto collaborativo”. E la Disciplinare ci punisce con 6 punti di penalizzazione e 30mila euro di ammenda. Scandaloso».
È la solita responsabilità oggettiva.
«Questo tipo di responsabilità non può essere applicato alla lettera. Giusta la pena pecuniaria se, a nostra insaputa, i nostri tesserati si comportano male, ma i punti in meno no, anche perché Paoloni ci scommetteva contro. Così siamo stati danneggiati nello scorso campionato, con i tifosi contro e i problemi allo stadio, insomma con la penalizzazione paghiamo due volte in due anni diversi: rovinato lo scorso campionato, ad handicap il prossimo. Non ci stiamo».
Quindi, cosa intendete fare?
«Andiamo in appello alla Corte di giustizia federale e poi eventualmente al Tribunale amministrativo per lo sport e l’Alta Corte di giustizia presso il Coni. E chiederemo anche i danni a quelli che ci hanno messi in questa situazione».
E il presidente Arvedi come l’ha presa?
«È furente. Ha appena regalato alla Cremonese un nuovo centro sportivo. Adesso si è quasi pentito».