Intervista a Savino Pezzotta: "Albertini, basta tira e molla"

Il segretario lombardo dell’Udc pone l’ultimatum all’ex sindaco: "Serve
coraggio. Vuole l’appoggio del Pd? Non si può chiedere a qualcuno di
suicidarsi due volte"

"Basta tira e molla", "deve avere coraggio", "noi così non ci stiamo". Messaggi che non ammettono equivoci. E visto che a ribadirli con tale chiarezza è Savino Pezzotta (il segretario regionale dell’Udc che ha avuto da Pier Ferdinando Casini le chiavi della partita milanese delle Comunali) per Gabriele Albertini è davvero arrivato il momento di fermare balletti e indecisioni e di decidere: "Vuole candidarsi a sindaco di Milano, sì o no?". É questione di ore, più che di giorni.
Allora, onorevole Pezzotta, che sta succedendo con questa candidatura dell’ex sindaco di Milano?
"Guardi, la confusione è massima, il problema è che la politica ha anche delle regole, o forse le aveva".
Quindi, questa candidatura c’è o non c’è?
"Per me è auspicabile. Ora nell’interesse suo sarebbe meglio che Albertini a questo punto fosse chiaro. Questo tira e molla non aiuta. Faccia una scelta, è tutto nelle sue mani".
Veramente lui dice che è tutto nelle mani di Casini e Fini...
"Casini e Fini hanno anche altro a cui pensare. Lui dica cosa vuol fare, poi si discute. Questa situazione è politicamente incomprensibile. Io sospendo il giudizio e aspetto, così non ci sto".
C’è anche un problema di dignità politica dei partiti...
"Milano poteva essere il luogo di un esperimento importante, dove la gente invece di astenersi va a votare per un progetto civico, ma Albertini deve avere coraggio".
Altrimenti non se ne fa di niente?
"Io ho avuto meno fretta di tutti. So che dipende dal 14, dal 15, che non si prescinde dal quadro nazionale. Io ho consigliato prudenza fino al 17. Capisco tutto, ma non si può giocare con il tira e molla".
Il problema è che l’ex sindaco ha posto a voi dell’Udc e a Futuro e Libertà la condizione di un appoggio del Pd. Ma voi potete disporre delle scelte del Pd?
"Io ho già detto ad Albertini che quel che conta non sono i vertici del Pd ma gli elettori, quanti ne sottraiamo, il resto sono discorsi vacui. Il Pd ha sbagliato a fare le primarie, si è legato le mani. Gioca una partita a poker con le mani legate. Ma uno non si spara due volte. Pretendere da loro un doppio suicidio è una follia. Giocare una partita significa anche assumersi qualche rischio".
E questo coraggio a quanto pare non c’è.
"È incredibile come a Milano in certi ambienti borghesi non si abbia questo coraggio, nella città delle Cinque giornate che si è ribellata all’Impero austroungarico, mi sembra il segno di un declino di questa città".
Intanto si fanno i nomi di altri candidati...
"Noi certo non stiamo con le mani in mano, ma è una follia continuare a bruciare le persone in questo modo".
Ma non le pare imbarazzante che la prospettive del terzo polo, le ambizioni di costruire un sistema politico nuovo, si infilino poi nell’imbuto di una tale indecisione personale?
"Guardi che a noi non spaventa la possibilità di andare soli. Abbiamo ancora un mese per decidere, e la prospettiva è quella di una lista per la città slegata dalle dinamiche nazionali".
E Albertini quanto tempo ha? Fino al 14?
"Metà dicembre. Si è messo lui sul mercato. E chi è sul mercato o vende o chiude bottega. Io spero che venda".