INTERVISTA TEODORO BUONTEMPO

Teodoro Buontempo, che effetto le fa ritrovare il nome di Alfredo Romeo in un’inchiesta che mette nei guai il Pd a distanza di più di dieci anni dalle sue denunce in Campidoglio?
«Allora ero consigliere di opposizione, sindaco era Rutelli. A Roma c’era il problema di gestire e censire il patrimonio immobiliare del Comune. C’erano affitti non riscossi, inquilini che avevano sfondato le pareti, altri che si erano fatti il soppalco, persone che bisognava scoprire a quale titolo abitasse quei locali... Non c’erano le planimetrie».
E in quel guazzabuglio come spuntò l’assegnazione alla società di Romeo?
«All’improvviso la giunta Rutelli decise di affidare questa gestione alla Romeo. Sembrava che la giunta avesse trovato in questa società la panacea di ogni male: il Comune perdeva miliardi di lire all’anno per la cattiva gestione del suo patrimonio. L’ex sindaco Carraro aveva provato a fare una delibera per il censimento ma fu bloccata per l’ostilità della sinistra. Poi arrivò la Romeo. Eppure le notizie che giungevano da Napoli su questo imprenditore erano inquietanti».
Lei conosceva già il nome di Alfredo Romeo?
«Era un nome che non conoscevo io ma che a Napoli tutti conoscevano. La società era molto chiacchierata. Ero in possesso di numerose proteste di cittadini napoletani perché la Romeo già a Napoli gestiva il patrimonio immobiliare. Il titolare, come mi pare di ricordare, aveva delle condanne per reati che mettevano in dubbio la trasparenza di gestione».
Quindi lei iniziò a fare il quarantotto in Campidoglio.
«Io intervenni per dire: ma come, un patrimonio immobiliare abbandonato per anni, non censito, non messo a frutto, con immobili di pregio nel pieno centro storico, come può finire nelle mani di persone su cui ci sono forti dubbi di trasparenza e addirittura condannati dalla magistratura?».
E cosa accadde?
«Quando feci i primi interventi in Comune contro questo affidamento, mi arrivarono fax, lettere, telefonate di ogni genere di gente che mi diceva: grazie, lei ha avuto coraggio. Quando si parla di coraggio, vuol dire che ci sono persone che questo coraggio non lo possono esprimere».
Reazioni dalla giunta Rutelli?
«C’era una muraglia. Mi dicevano che gettavo cortine fumogene, che volevo fare dello scandalismo, che tutto era regolare, nulla da eccepire».
E poi cosa accadde?
«Successivamente la gestione della Romeo ha lasciato molto a desiderare, basta chiedere a qualsiasi inquilino. E la società a macchia d’olio ha allargato i suoi tentacoli in molti settori del Comune di Roma. Mi ricordo poi un grande movimento di personaggi napoletani».
In Campidoglio?
«Gente che aveva accesso a tutti i partiti e che si dava un gran da fare perché non si mettesse ostacolo alla Romeo. Un movimento tipico di situazioni inaccettabili».