Intesa-Agricole, trattative serrate per risolvere il pasticcio-Antitrust

Generali e Agricole promettono di stracciare il patto che blocca l’11% di Intesa Sanpaolo «quanto prima» e comunque «non oltre il 20 febbraio». Due giorni prima la scadenza ultima fissata dall’Antitrust per risolvere lo scontro provocato dall’ostinazione con cui l’istituto parigino si è finora rifiutato di scendere sotto il 2% di Ca’ de Sass.
Lo scioglimento dell’accordo è «un’ipotesi credibile», ha detto l’ad delle Generali, Giovanni Perissinotto. Al momento è un auspicio, che però compare nelle «memorie difensive» inviate ieri da Intesa, Generali e Agricole ai fax dell’Antitrust per evitare a Ca’ de Sass il pericolo di una multa fino a 500 milioni. Per Antonio Catricalà il problema principale resta tuttavia il peso ricoperto dai francesi nel libro soci di Intesa (attualmente il 5,8%). Malgrado l’impegno, preso dalla superbanca, ai tempi del via libera all’integrazione con l’ex Sanpaolo e alla consegna di Cariparma all’Agricole.
Lunedì 22 si saprà il verdetto dell’Authority: dopo la fitta rete di incontri dello scorso fine settimana, Parigi avrebbe accettato di cedere il pacchetto eccedente il 2% ma chiede un’altra proroga alla vendita a fronte della contestuale sterilizzazione dei diritti di voto.
La Banque Verte ha anche chiesto a Intesa di crescere in Italia ricevendo, come compensazione, altri sportelli. La soluzione tecnica tra Milano e Parigi dovrebbe essere uno «swap di attivi», anche se il controvalore di un miliardo circolato nei giorni scorsi pare più un desiderio nutrito Oltralpe che un reale punto della trattativa. L’alleggerimento di Parigi potrebbe inoltre aprire la strada all’ingresso di altri soci in Intesa: si parla di un interesse di banche del nord Europa ma tutto è nelle mani del presidente Giovanni Bazoli.
Nelle proprie memorie Intesa ha intanto ricostruito all’Antitrust l’intera vicenda, ribadendo il rispetto di tutti gli impegni presi e di aver sollecitato la Banque Verte a fare altrettanto: i legali argomenterebbero in particolare che la banca che non aveva gli strumenti giuridici per obbligare Parigi.
L’occasione per un aggiornamento sulla vicenda sarà oggi, quando il consiglio di sorveglianza e quello di gestione di Intesa si riuniranno per un primo esame dei conti del 2009 e delle strategie 2010. Possibile anche un’informativa sul dossier Banca Fideuram, che è destinata a tornare in Borsa nell’ambito del piano di rafforzamento patrimoniale approntato dall’ad Corrado Passera.
Frattanto i dipendenti delle Generali, attraverso il comitato aziendale europeo (Cae) che rappresenta oltre 64mila lavoratori, per la prima volta hanno alzato la voce sul rinnovo dei vertici in agenda all’assemblea di aprile: Generali è uno degli snodi più delicati della grande finanza e a sedersi alla presidenza al posto dell’ottuagenario Antoine Bernheim potrebbe essere Cesare Geronzi oggi capo di Mediobanca. Con una nota in italiano, francese e inglese, il Cae chiede pubblicamente stabilità della governance e la scelta di un top management che garantisca il dialogo sociale. L’affondo ha fatto infiammare l’aria alle Generali che in serata ha fatto sapere di dissociarsi dall’iniziativa dei dipendenti.